28/12 – Santi Innocenti martiri

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Mt 2,13-18Mt 2,13-18

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">La triste e dolorosa pagina dei Santi Innocenti, uccisi dal perfido re Erode, rimane ancora oggi una delle pagine più dolorose e piene di sofferenza dell’intera Sacra Scrittura: sembra quasi che, dopo la gioia universale della salvezza giunta con il Natale, tutto il male che c’è nel mondo si sia condensato nel perfido re di Gerusalemme spingendolo a togliere di mezzo in maniera brutale qualsiasi rischio potesse presentarsi per la sua posizione regale. Il Messia, infatti, figlio di Davide sarebbe stato il legittimo re di Israele, seppure non nelle modalità che i contemporanei pensavano; questo tanto bastò a Erode per sentirsi minacciato, decidendo quindi di porre rimedio al pericolo nell’unico modo che la sua follia omicida gli suggeriva. La Chiesa ricorda quei poveri innocenti, che stanno accanto a innumerevoli altre schiere di indifesi che, ancora oggi, vengono barbaramente trucidati in nome del potere perverso, sia ai livelli dello Stato che del singolo, entrambi incapaci di vedere la salvezza che si realizza in quelle piccole vite indifese.La triste e dolorosa pagina dei Santi Innocenti, uccisi dal perfido re Erode, rimane ancora oggi una delle pagine più dolorose e piene di sofferenza dell’intera Sacra Scrittura: sembra quasi che, dopo la gioia universale della salvezza giunta con il Natale, tutto il male che c’è nel mondo si sia condensato nel perfido re di Gerusalemme spingendolo a togliere di mezzo in maniera brutale qualsiasi rischio potesse presentarsi per la sua posizione regale. Il Messia, infatti, figlio di Davide sarebbe stato il legittimo re di Israele, seppure non nelle modalità che i contemporanei pensavano; questo tanto bastò a Erode per sentirsi minacciato, decidendo quindi di porre rimedio al pericolo nell’unico modo che la sua follia omicida gli suggeriva. La Chiesa ricorda quei poveri innocenti, che stanno accanto a innumerevoli altre schiere di indifesi che, ancora oggi, vengono barbaramente trucidati in nome del potere perverso, sia ai livelli dello Stato che del singolo, entrambi incapaci di vedere la salvezza che si realizza in quelle piccole vite indifese.

27/12 – Domenica della Santa Famiglia

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Lc 2,22-40Lc 2,22-40

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Il Vangelo oggi ci presenta una scena comune per le famiglie dell’epoca, rispettose della Legge del Signore: Maria e Giuseppe portano al Tempio il piccolo Gesù affinché potesse essere offerto al Signore in quanto primogenito, riscattandolo con una coppia di tortore o due giovani colombi. Quante centinaia, migliaia di volte il vecchio Simeone e l’anziana profetessa Anna avranno visto quella stessa, identica scena nel corso dei loro lunghi anni? Eppure, quel giorno è un giorno speciale: entrambi profondamente in comunione con il Signore, intuiscono subito che quel bambino è speciale, che porterà alla rovina e farà risorgere molti in Israele scardinando tutto ciò che si nasconde nel profondo dei cuori, che la sua vita porterà a compimento l’attesa della redenzione di tutta Gerusalemme. La salvezza di tutte le genti si è ora rivelata anche ai nostri occhi, così bisognosi di essa: andiamo allora in pace nel mondo, portandola a tutti i nostri fratelli.Il Vangelo oggi ci presenta una scena comune per le famiglie dell’epoca, rispettose della Legge del Signore: Maria e Giuseppe portano al Tempio il piccolo Gesù affinché potesse essere offerto al Signore in quanto primogenito, riscattandolo con una coppia di tortore o due giovani colombi. Quante centinaia, migliaia di volte il vecchio Simeone e l’anziana profetessa Anna avranno visto quella stessa, identica scena nel corso dei loro lunghi anni? Eppure, quel giorno è un giorno speciale: entrambi profondamente in comunione con il Signore, intuiscono subito che quel bambino è speciale, che porterà alla rovina e farà risorgere molti in Israele scardinando tutto ciò che si nasconde nel profondo dei cuori, che la sua vita porterà a compimento l’attesa della redenzione di tutta Gerusalemme. La salvezza di tutte le genti si è ora rivelata anche ai nostri occhi, così bisognosi di essa: andiamo allora in pace nel mondo, portandola a tutti i nostri fratelli.

26/12 – Santo Stefano protomartire

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Mt 10,17-22Mt 10,17-22

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Oggi la Chiesa ci chiede una cosa molto importante e onestamente non facile: passare dalla gioia innocente e spensierata per il Signore che è nato per noi, alla profonda e urgente riflessione sulla fine capitata al diacono Stefano, il primo martire. Il Signore Gesù ci avverte a chiare lettere: mettersi a seguirlo non è una passeggiata, non solo per quel che riguarda la nostra vita, ma anche per quanto ci dobbiamo aspettare da parte degli altri. Donare la nostra vita al Signore annunciando la sua Parola, come ha fatto Stefano, non è né un compito di tutto riposo, né soprattutto è un lavoro sicuro e ben retribuito come diremmo oggi. Scegliendo il Signore, bisogna di conseguenza guardarsi dagli uomini: ci sarà sempre qualcuno pronto a darci delle noie, a metterci in tutti i modi possibili i bastoni tra le ruote o peggio ancora a cercare di farci fuori, come ancora oggi capita in moltissime parti del mondo, e tutto questo solo e soltanto per il puro e disgustoso odio verso il Signore! Non bisogna tuttavia disperare: chi persevererà sino alla fine, costui sarà salvo, come Stefano.Oggi la Chiesa ci chiede una cosa molto importante e onestamente non facile: passare dalla gioia innocente e spensierata per il Signore che è nato per noi, alla profonda e urgente riflessione sulla fine capitata al diacono Stefano, il primo martire. Il Signore Gesù ci avverte a chiare lettere: mettersi a seguirlo non è una passeggiata, non solo per quel che riguarda la nostra vita, ma anche per quanto ci dobbiamo aspettare da parte degli altri. Donare la nostra vita al Signore annunciando la sua Parola, come ha fatto Stefano, non è né un compito di tutto riposo, né soprattutto è un lavoro sicuro e ben retribuito come diremmo oggi. Scegliendo il Signore, bisogna di conseguenza guardarsi dagli uomini: ci sarà sempre qualcuno pronto a darci delle noie, a metterci in tutti i modi possibili i bastoni tra le ruote o peggio ancora a cercare di farci fuori, come ancora oggi capita in moltissime parti del mondo, e tutto questo solo e soltanto per il puro e disgustoso odio verso il Signore! Non bisogna tuttavia disperare: chi persevererà sino alla fine, costui sarà salvo, come Stefano.

25/12 – Natale del Signore

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Lc 2,1-14Lc 2,1-14

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Alleluia! Oggi per noi è nato il Salvatore: il Re dell’Universo intero, che ha creato dall’atomo più minuscolo alle stelle più brillanti, scende tra noi come un piccolo bambinello, nudo e senza i comfort dell’epoca. Colui al cui cospetto il grande Cesare altro non sarebbe che un mucchietto di polvere, sceglie liberamente di donarsi a tutti noi nella forma più debole e indifesa che ci sia. Un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia, circondato dai pastori: ecco il suo mantello regale, ecco il suo trono provvisorio, ecco i suoi sudditi più fedeli e devoti; giace nell’umile stalla colui che regna in eterno. Sia veramente gloria a Dio nel più alto dei cieli, perché le nubi dall’alto hanno fatto piovere il Giusto salvatore: ora sulla terra intera può cantarsi la vera pace per tutti coloro che sono amati dal Signore, tutti gli uomini sono invitati a questa festa grande che ha cambiato e continua a cambiare il mondo intero.Alleluia! Oggi per noi è nato il Salvatore: il Re dell’Universo intero, che ha creato dall’atomo più minuscolo alle stelle più brillanti, scende tra noi come un piccolo bambinello, nudo e senza i comfort dell’epoca. Colui al cui cospetto il grande Cesare altro non sarebbe che un mucchietto di polvere, sceglie liberamente di donarsi a tutti noi nella forma più debole e indifesa che ci sia. Un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia, circondato dai pastori: ecco il suo mantello regale, ecco il suo trono provvisorio, ecco i suoi sudditi più fedeli e devoti; giace nell’umile stalla colui che regna in eterno. Sia veramente gloria a Dio nel più alto dei cieli, perché le nubi dall’alto hanno fatto piovere il Giusto salvatore: ora sulla terra intera può cantarsi la vera pace per tutti coloro che sono amati dal Signore, tutti gli uomini sono invitati a questa festa grande che ha cambiato e continua a cambiare il mondo intero.

IV Domenica d’Avvento – Anno B

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Lc 1, 26-38Lc 1, 26-38

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Il lieto evento che tutti aspettiamo è ormai alle porte, manca veramente poco: l’attesa sta per terminare, questo Tempo liturgico che abbiamo vissuto nell’incertezza e nel timore dovuto agli eventi esterni, sta ora per giungere al suo culmine perfetto. L’angelo Gabriele ha già postato il suo annuncio e Maria, colma della grazia e dell’amore del Signore, ha risposto con gioia e serenità all’invito d’amore che Dio le ha donato. Il tempo corre ormai, la festa si fa sempre più vicina: quel “vegliate” che ci ha tenuto svegli sin dall’inizio si fa sempre più pressante, ci incalza con gentilezza, invitandoci a rendere dritte le strade delle nostre vite. Maria, umile e docile serva del Signore, attende nel segreto e ci invita a fare altrettanto. Nulla, infatti, è impossibile a Dio: nessuna stortura è troppo deviata, nessun dolore troppo grande, nessun peccato troppo oscuro perché Dio non possa farsene carico e coprirci anche noi con la sua ombra d’amore. Corri tempo, che si avvicina la festa!Il lieto evento che tutti aspettiamo è ormai alle porte, manca veramente poco: l’attesa sta per terminare, questo Tempo liturgico che abbiamo vissuto nell’incertezza e nel timore dovuto agli eventi esterni, sta ora per giungere al suo culmine perfetto. L’angelo Gabriele ha già postato il suo annuncio e Maria, colma della grazia e dell’amore del Signore, ha risposto con gioia e serenità all’invito d’amore che Dio le ha donato. Il tempo corre ormai, la festa si fa sempre più vicina: quel “vegliate” che ci ha tenuto svegli sin dall’inizio si fa sempre più pressante, ci incalza con gentilezza, invitandoci a rendere dritte le strade delle nostre vite. Maria, umile e docile serva del Signore, attende nel segreto e ci invita a fare altrettanto. Nulla, infatti, è impossibile a Dio: nessuna stortura è troppo deviata, nessun dolore troppo grande, nessun peccato troppo oscuro perché Dio non possa farsene carico e coprirci anche noi con la sua ombra d’amore. Corri tempo, che si avvicina la festa!

III Domenica d’Avvento – Anno B

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Gv 1, 6-8. 19-28Gv 1, 6-8. 19-28

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Per la seconda volta, ci viene nuovamente presentato Giovanni Battista, qui descritto dalla penna dell’evangelista Giovanni. Marco si era concentrato soprattutto sulla sua vita e sul suo vivere in maniera radicale, mostrandoci un Battista che sarà da modello per i primi Padri del deserto. Giovanni, invece, ci presenta un Battista spoglio di dettagli ma ricco di spiegazioni, continuamente accerchiato dalle folle che da lui vogliono sapere non solo chi lui sia, ma che cosa ci si debba attendere dalle sue opere. Il Battista, infatti, è stato l’ultimo grande testimone dell’Antico Testamento: la sua stessa vita ha dato testimonianza all’avvento della vera luce del mondo, contribuendo tramite il suo battezzare le genti a portare molti a credere in Colui che sarebbe venuto di lì a breve. Giovanni non è la luce, né il Cristo o un semplice profeta: è colui che, ancora oggi, ci avverte di essere pronti, di rendere le nostre vie pronte ad accogliere la venuta del Signore.Per la seconda volta, ci viene nuovamente presentato Giovanni Battista, qui descritto dalla penna dell’evangelista Giovanni. Marco si era concentrato soprattutto sulla sua vita e sul suo vivere in maniera radicale, mostrandoci un Battista che sarà da modello per i primi Padri del deserto. Giovanni, invece, ci presenta un Battista spoglio di dettagli ma ricco di spiegazioni, continuamente accerchiato dalle folle che da lui vogliono sapere non solo chi lui sia, ma che cosa ci si debba attendere dalle sue opere. Il Battista, infatti, è stato l’ultimo grande testimone dell’Antico Testamento: la sua stessa vita ha dato testimonianza all’avvento della vera luce del mondo, contribuendo tramite il suo battezzare le genti a portare molti a credere in Colui che sarebbe venuto di lì a breve. Giovanni non è la luce, né il Cristo o un semplice profeta: è colui che, ancora oggi, ci avverte di essere pronti, di rendere le nostre vie pronte ad accogliere la venuta del Signore.

8/12 – Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Lc 1,26-38Lc 1,26-38

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">La Chiesa oggi fa memoria di un grande evento miracoloso, preludio alla nostra salvezza: Maria vergine, sin dal primo istante in cui è stata concepita da Gioacchino e Anna, ha ricevuto una grazia ed un privilegio unici e particolari da parte di Dio, rimanendo preservata e intatta dal peccato originale come lo furono all’origine i nostri progenitori. Non si tratta di un capriccio divino o di una manifestazione di superiorità voluta per Maria: al contrario, questo dono da parte di Dio è servito a tutti noi, in quanto le è stato dato in previsione dell’opera di salvezza che Gesù avrebbe operato su tutti gli uomini. Come da sempre hanno cantato i Padri della Chiesa, Maria è stata come una terra che Dio ha lavorato con amore, come creta che nelle sue divine mani è divenuta un vaso prezioso, l’unico degno di contenere il Salvatore che sarebbe apparso nel mondo. Anche l’assenso che Maria dette a Gabriele è frutto di questa sua comunione perfetta con Dio, che la portò a donarsi senza tenere nulla per sé.La Chiesa oggi fa memoria di un grande evento miracoloso, preludio alla nostra salvezza: Maria vergine, sin dal primo istante in cui è stata concepita da Gioacchino e Anna, ha ricevuto una grazia ed un privilegio unici e particolari da parte di Dio, rimanendo preservata e intatta dal peccato originale come lo furono all’origine i nostri progenitori. Non si tratta di un capriccio divino o di una manifestazione di superiorità voluta per Maria: al contrario, questo dono da parte di Dio è servito a tutti noi, in quanto le è stato dato in previsione dell’opera di salvezza che Gesù avrebbe operato su tutti gli uomini. Come da sempre hanno cantato i Padri della Chiesa, Maria è stata come una terra che Dio ha lavorato con amore, come creta che nelle sue divine mani è divenuta un vaso prezioso, l’unico degno di contenere il Salvatore che sarebbe apparso nel mondo. Anche l’assenso che Maria dette a Gabriele è frutto di questa sua comunione perfetta con Dio, che la portò a donarsi senza tenere nulla per sé.