III Domenica d’Avvento – Anno B

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Gv 1, 6-8. 19-28Gv 1, 6-8. 19-28

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Per la seconda volta, ci viene nuovamente presentato Giovanni Battista, qui descritto dalla penna dell’evangelista Giovanni. Marco si era concentrato soprattutto sulla sua vita e sul suo vivere in maniera radicale, mostrandoci un Battista che sarà da modello per i primi Padri del deserto. Giovanni, invece, ci presenta un Battista spoglio di dettagli ma ricco di spiegazioni, continuamente accerchiato dalle folle che da lui vogliono sapere non solo chi lui sia, ma che cosa ci si debba attendere dalle sue opere. Il Battista, infatti, è stato l’ultimo grande testimone dell’Antico Testamento: la sua stessa vita ha dato testimonianza all’avvento della vera luce del mondo, contribuendo tramite il suo battezzare le genti a portare molti a credere in Colui che sarebbe venuto di lì a breve. Giovanni non è la luce, né il Cristo o un semplice profeta: è colui che, ancora oggi, ci avverte di essere pronti, di rendere le nostre vie pronte ad accogliere la venuta del Signore.Per la seconda volta, ci viene nuovamente presentato Giovanni Battista, qui descritto dalla penna dell’evangelista Giovanni. Marco si era concentrato soprattutto sulla sua vita e sul suo vivere in maniera radicale, mostrandoci un Battista che sarà da modello per i primi Padri del deserto. Giovanni, invece, ci presenta un Battista spoglio di dettagli ma ricco di spiegazioni, continuamente accerchiato dalle folle che da lui vogliono sapere non solo chi lui sia, ma che cosa ci si debba attendere dalle sue opere. Il Battista, infatti, è stato l’ultimo grande testimone dell’Antico Testamento: la sua stessa vita ha dato testimonianza all’avvento della vera luce del mondo, contribuendo tramite il suo battezzare le genti a portare molti a credere in Colui che sarebbe venuto di lì a breve. Giovanni non è la luce, né il Cristo o un semplice profeta: è colui che, ancora oggi, ci avverte di essere pronti, di rendere le nostre vie pronte ad accogliere la venuta del Signore.

8/12 – Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Lc 1,26-38Lc 1,26-38

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">La Chiesa oggi fa memoria di un grande evento miracoloso, preludio alla nostra salvezza: Maria vergine, sin dal primo istante in cui è stata concepita da Gioacchino e Anna, ha ricevuto una grazia ed un privilegio unici e particolari da parte di Dio, rimanendo preservata e intatta dal peccato originale come lo furono all’origine i nostri progenitori. Non si tratta di un capriccio divino o di una manifestazione di superiorità voluta per Maria: al contrario, questo dono da parte di Dio è servito a tutti noi, in quanto le è stato dato in previsione dell’opera di salvezza che Gesù avrebbe operato su tutti gli uomini. Come da sempre hanno cantato i Padri della Chiesa, Maria è stata come una terra che Dio ha lavorato con amore, come creta che nelle sue divine mani è divenuta un vaso prezioso, l’unico degno di contenere il Salvatore che sarebbe apparso nel mondo. Anche l’assenso che Maria dette a Gabriele è frutto di questa sua comunione perfetta con Dio, che la portò a donarsi senza tenere nulla per sé.La Chiesa oggi fa memoria di un grande evento miracoloso, preludio alla nostra salvezza: Maria vergine, sin dal primo istante in cui è stata concepita da Gioacchino e Anna, ha ricevuto una grazia ed un privilegio unici e particolari da parte di Dio, rimanendo preservata e intatta dal peccato originale come lo furono all’origine i nostri progenitori. Non si tratta di un capriccio divino o di una manifestazione di superiorità voluta per Maria: al contrario, questo dono da parte di Dio è servito a tutti noi, in quanto le è stato dato in previsione dell’opera di salvezza che Gesù avrebbe operato su tutti gli uomini. Come da sempre hanno cantato i Padri della Chiesa, Maria è stata come una terra che Dio ha lavorato con amore, come creta che nelle sue divine mani è divenuta un vaso prezioso, l’unico degno di contenere il Salvatore che sarebbe apparso nel mondo. Anche l’assenso che Maria dette a Gabriele è frutto di questa sua comunione perfetta con Dio, che la portò a donarsi senza tenere nulla per sé.

II Domenica d’Avvento – Anno B

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Mc 1, 1-8Mc 1, 1-8

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Siamo già alla seconda tappa fondamentale del nostro percorso: oggi il Vangelo ci propone una delle figure centrali della storia cristiana, quel Giovanni Battista cugino del Signore Gesù. È il primo personaggio che l’evangelista Marco ci presenta all’inizio del suo Vangelo, mostrandoci tutta la forza di spirito di quest’uomo unico, il più grande dei nati da donna. Egli è quel messaggero che secoli prima il profeta Isaia aveva annunciato, colui che avrebbe preparato la via all’avvento del Messia salvatore. La gente accorre attorno a questa figura, come oggi accorre attorno a chi mostra la potenza dell’Altissimo nella santità di vita: non tutti avranno capito subito che cosa stava succedendo o Chi era lì lì per arrivare, ma Giovanni con la potenza dello Spirito Santo mai si stanca di proclamare la venuta del Signore e di battezzare chiunque lo volesse. Per preparare i cuori al Signore non serve chissà che: basta agire secondo la Sua volontà, tuffandosi a piene mani nella sua potenza.Siamo già alla seconda tappa fondamentale del nostro percorso: oggi il Vangelo ci propone una delle figure centrali della storia cristiana, quel Giovanni Battista cugino del Signore Gesù. È il primo personaggio che l’evangelista Marco ci presenta all’inizio del suo Vangelo, mostrandoci tutta la forza di spirito di quest’uomo unico, il più grande dei nati da donna. Egli è quel messaggero che secoli prima il profeta Isaia aveva annunciato, colui che avrebbe preparato la via all’avvento del Messia salvatore. La gente accorre attorno a questa figura, come oggi accorre attorno a chi mostra la potenza dell’Altissimo nella santità di vita: non tutti avranno capito subito che cosa stava succedendo o Chi era lì lì per arrivare, ma Giovanni con la potenza dello Spirito Santo mai si stanca di proclamare la venuta del Signore e di battezzare chiunque lo volesse. Per preparare i cuori al Signore non serve chissà che: basta agire secondo la Sua volontà, tuffandosi a piene mani nella sua potenza.

I Domenica d’Avvento – Anno B

Mc 13, 33-37

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Questo nuovo anno liturgico che si apre con il Tempo di Avvento ci indica subito l’essenziale, ciò che conta davvero fare: vegliare, essere vigilanti. Queste parole le abbiamo sicuramente sentite molto spesso nelle settimane e nei mesi scorsi, accompagnate da avvertimenti e consigli relativi alla salute personale e pubblica. Oggi, però, il Signore ce le affida per un compito molto più profondo e delicato, assai più importante: bisogna vegliare attentamente sul suo ritorno, sulla sua chiamata, prendendo coscienza che nessuno di noi può avere la benché minima idea di quando il Signore Gesù farà la sua comparsa nelle nostre vite, chiedendoci conto di come le abbiamo spese. Il padrone ci ha lasciato numerosi doni in gestione, le nostre vite fatte per rendergli gloria e per lodarlo nell’aiuto verso il prossimo: sta a noi suoi servi farle fruttare, metterle sempre in gioco, evitando di accasciarsi nell’apatia e nell’insipidità.Questo nuovo anno liturgico che si apre con il Tempo di Avvento ci indica subito l’essenziale, ciò che conta davvero fare: vegliare, essere vigilanti. Queste parole le abbiamo sicuramente sentite molto spesso nelle settimane e nei mesi scorsi, accompagnate da avvertimenti e consigli relativi alla salute personale e pubblica. Oggi, però, il Signore ce le affida per un compito molto più profondo e delicato, assai più importante: bisogna vegliare attentamente sul suo ritorno, sulla sua chiamata, prendendo coscienza che nessuno di noi può avere la benché minima idea di quando il Signore Gesù farà la sua comparsa nelle nostre vite, chiedendoci conto di come le abbiamo spese. Il padrone ci ha lasciato numerosi doni in gestione, le nostre vite fatte per rendergli gloria e per lodarlo nell’aiuto verso il prossimo: sta a noi suoi servi farle fruttare, metterle sempre in gioco, evitando di accasciarsi nell’apatia e nell’insipidità.

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Con oggi si conclude questo lungo, sofferto e inaspettato Anno Liturgico: oggi la Chiesa festeggia, per usare le parole del Cardinale Giacomo Biffi, “il Primo e l’Ultimo”, la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo su l’intero universo. Questo titolo, oggi soprattutto che di re se ne sente sempre meno parlare, può forse far sorridere o, peggio ancora, può passare sotto totale silenzio: quale nazione oggi, infatti, sembra essere governata da Dio? In ogni angolo di questo mondo, oggi come allora, i pericoli, le ingiustizie e le malvagità sono senza numero: in che modo Dio regnerebbe su qualche cosa qui dabbasso? Eppure, oramai dovremmo saperlo: il Regno che conta, la vera terra cui siamo chiamati, è oltre questo mondo in cui viviamo. Tutti noi, al termine della nostra vita, saremo chiamati davanti al Re dei Re: nessuno sarà escluso, né vecchi né giovani, né donne né uomini, né ricchi né poveri. L’unica carta di riconoscimento per il Regno sarà una sola: se in questo nostro mondo abbiamo cercato il Signore, se lo abbiamo amato nei nostri fratelli, se abbiamo messo in pratica le opere di misericordia, sia spirituali che corporali. Il Re è sempre lì, di fronte a noi: che aspettiamo ad afferrare la sua mano?

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Mt 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Ancora una volta il Signore gioca a poker con noi: ad alcuni dona un mazzo già bell’e pronto per vincere facile, altri magari devono pescare un po’ prima di poter ottenere una buona mano. Infine, sembra proprio che ad alcuni vegano date solo mani scadenti: niente riesce mai bene, tutte le cose vanno sempre a rotoli, anche i compiti più semplici si risolvono in clamorosi fallimenti. Sembra proprio che certa gente sia condannata a prescindere a comportarsi come l’ultimo servo: non solo pare abbia ricevuto ben poco dal Signore, ma anche quel poco che ha non intende sfruttarlo, metterlo a servizio. L’errore tragico di tuta la vita sta proprio lì: quel singolo, piccolo talento è proprio il seme della nostra rinascita, non va piantato come fece Pinocchio con i quattro zecchini, condannandolo a fine certa. Quel talento è proprio il Signore Gesù che ci spinge ad agire, a non lasciare che i nostri doni marciscano in fondo all’anima: la libertà dei figli di Dio che abbiamo acquistato con il battesimo ci dona l’aiuto dello Spirito, il quale non manca mai di farci rilanciare la posta in gioco, garantendoci così la vincita finale della vita eterna.

9/11 – Dedicazione della basilica lateranense

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Gv 2,13-22Gv 2,13-22

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">La Chiesa festeggia oggi la madre di tutte le chiese, la Basilica di San Giovanni in Laterano, sede episcopale del vescovo di Roma. Come mai tutta questa importanza per un edificio? A prima vista i conti non tornano: Gesù stesso nel Vangelo, quando parla del vero tempio, non si riferisce a quello costruito secoli prima da Salomone ed oggi completamente raso al suolo, bensì al suo stesso corpo e quindi alla sua Chiesa, alla comunità tutta dei credenti, che in virtù della sua morte e resurrezione prolunga il suo agire di salvezza in tutto il mondo. Eppure, proprio per questo ogni chiesa, specialmente la prima consacrata come tale, è di grande importanza: all’interno delle sue mura, grandi o piccole che siano, antiche o moderne, traboccanti d’arte o spoglie di tutto si rinnova ogni giorno proprio la promessa di salvezza, quel comando del Signore che, per lo zelo divorante verso la casa del Padre, ci dona ogni giorno la sua viva presenza e il suo amore.La Chiesa festeggia oggi la madre di tutte le chiese, la Basilica di San Giovanni in Laterano, sede episcopale del vescovo di Roma. Come mai tutta questa importanza per un edificio? A prima vista i conti non tornano: Gesù stesso nel Vangelo, quando parla del vero tempio, non si riferisce a quello costruito secoli prima da Salomone ed oggi completamente raso al suolo, bensì al suo stesso corpo e quindi alla sua Chiesa, alla comunità tutta dei credenti, che in virtù della sua morte e resurrezione prolunga il suo agire di salvezza in tutto il mondo. Eppure, proprio per questo ogni chiesa, specialmente la prima consacrata come tale, è di grande importanza: all’interno delle sue mura, grandi o piccole che siano, antiche o moderne, traboccanti d’arte o spoglie di tutto si rinnova ogni giorno proprio la promessa di salvezza, quel comando del Signore che, per lo zelo divorante verso la casa del Padre, ci dona ogni giorno la sua viva presenza e il suo amore.