Libero di digiunare

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Scritto da  Rachele

Si sente tanto parlare di digiuno, di fioretti, di novene varie… senza avere la benché minima idea di cosa sia il sacrificio; dal latino: “sacrificare”, composto da “sacrum” azione sacra e “-ficium, facere” fare, rendere sacro. Oggi certe azione sembrano rientrare nella scaramanzia e fanatismo più totale; il nostro cuore è appiccicoso, si appiccica alle cose e spesso siamo distratti da queste e compiamo certe azioni meccanicamente.
Magari sei una persone che di novena non ne salta una, che digiuna e il venerdì si astiene dalle carni, poi però in famiglia non ti astieni dal mandare a quel paese tua madre, non ti astieni dal giudicare gli amici, non pratichi la pazienza.. a cosa servono i tuoi digiuni? Come abbiamo visto, il verbo sacrificare, significa rendere sacro, questo comporta un pieno coinvolgimento, una piena intenzione di donare qualcosa di noi per Dio. Quando passi del tempo con la persona amata, le doni qualcosa di te, dedicandole un pensiero, un’azione, credi che lei non si accorga della partecipazione del tuo cuore?

E’ così che dobbiamo intendere la relazione con Dio, una storia d’amore, dove ci deve essere uno scambio, e come in ogni rapporto di coppia ci sono quei momenti in cui sentiamo di doverci sacrificare, sentiamo di dover compiere un’azione che sembra andare contro noi stessi, ma lo facciamo per la felicità dell’altro; è esattamente la stessa cosa. Oggi sono poche le persone che si sacrificano per l’altro, le relazioni umane sono profondamente in crisi, vedi l’aumento dei divorzi; non c’è idea di perdono, di umiltà, di digiuno dal proprio orgoglio, tutti pensano a riempirsi la pancia di vizi e piaceri. Il marchese De Sade scriveva “Non c’è altro Dio che il piacere: è solo ai suoi altari che dobbiamo sacrificare”. Il problema è proprio questo, chi vive di piacere è egoisticamente innamorato dei propri sensi, e della tristezza. Piacere e digiuno sono agli antipodi, il primo è schiavo di passioni di ogni genere, di sfrenatezze, cerca sempre di tenere nascosto il proprio cuore per paura di soffrire, il secondo invece preserva i propri sensi, ha pieno controllo del proprio corpo e non cade vittima di sentimenti tormentosi: chi digiuna è libero, compie un atto assolutamente gratuito; chi digiuna lo fa in vista di qualcosa che va al di là di ogni nostra immaginazione: si parla di virtù, di amore, questa è l’ottica in cui devi giocare te stesso, consumarti di vita, consumarti il cuore. E’ la vittoria dello spirito sulla carne. Significa non lasciar appassire quel bellissimo fiore che hai dentro di te.

Si tende a fare come diceva Goethe: “Siamo capaci di fare molti sacrifici nelle cose grandi, ma di rado siamo in grado di sacrificare le piccole”; la verità è che spesso ti ritrovi vittima dei tuoi slanci d’entusiasmo, vittima della sindrome da Re Sole, ti fai idolatrare per quanto elargisci e concedi credendoti vittima di chissà quale martirio, in realtà lo fai per vanto e spirito di adorazione, per il tuo minuscolo ego, per dimostrare non so quale personalità, ma quando uno ti tocca su quelle piccolezze, quelle abitudini alle quali sei aggrappato come un cozza al suo scoglio, lì sì che esci fuori da te stesso, dal tuo piccolo mondo prefabbricato da una finta alternatività. Hai presente la parabola del giovane ricco (Marco 10,17-22)? Tu sei uguale! E’ vero, il venerdì la chiesa consiglia di non mangiare la carne.. poi però ti si ritrova a mangiare il pesce in qualche ristorantino! Scusami, ma non hai un’idea ben chiara di cosa sia il digiuno! Il venerdì inizia a digiunare dalle cose alle quali sei attaccato, inizia a mettere in pratica le virtù, deve essere un allenamento continuo, devi dimostrare a te stesso che sei in grado di amarti così da amare l’altro. Tu sai bene cosa Cristo ha sacrificato per te, dimostra di essere all’altezza della vita che hai ricevuto in dono. Digiuna e sacrificati, questo è il linguaggio dell’amore, sacro, che è l’opposto di egoismo e possesso. Ricorda che “Il digiuno che tutti potete fare è custodire il vostro cuore e i vostri sensi” (San Giovanni Bosco).


Da www.buonanovella.info

Aborto: la strage silenziosa

abortoScritto da  Rachele

“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.” (Isaia 49, 15)

Non mi piace quando viene cambiato il nome delle cose, la persona rivoluzionaria invece è colei che chiama le cose con il nome che hanno; non interruzione volontaria di gravidanza bensì aborto! La gravidanza non si interrompe, il bambino non è una malattia, un cancro da debellare! I bambini vittime di questa macchina assassina, che è la nostra società, hanno oltrepassato il miliardo, solo in Cina se ne contano 400 milioni, imposti dalla legge del figlio unico sotto il regime comunista. Ogni anno in tutto il mondo vengono uccisi 53 milioni di bambini; il Novecento è stato considerato uno dei più violenti nella storia dell’umanità, tra guerre, massacri. regimi totalitari…; è vero che l’aborto nella storia era praticato, per di più insieme ad altri atti altrettanto ignominiosi come infanticidi, massacri di civili, sacrifici umani, schiavismo, ma mai a nessuno è venuto in mente di legalizzarlo! Così scriveva Marcel Proust: “Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio”.
Questo di oggi è uno dei più grandi massacri nella storia dell’uomo. Come si può arrivare a tanto! Madre Teresa diceva sempre che i bambini abortiti sono i più poveri tra i poveri: uccisi nel loro stato di abbandono più totale, quello vitale tra madre e figlio, uniti nella carne. Come può colei che per prima ama la propria creatura uccidere il frutto della vita.. la vita.. solo a nominarla mi gira la testa! Siamo capaci di generare un esserino uguale a noi, il più bel miracolo che Dio ci ha donato e noi lo buttiamo nel cestino.

Ora vedremo fino a che punto la crudeltà umana si è spinta, con le principali tecniche abortive (senza contare gli aborti clandestini effettuati dopo il terzo mese):
Aspirazione endometriale: attraverso il collo dell’utero, senza dilatarlo, si inserisce nell’utero una cannula flessibile di plastica, la cui estremità è fissata a una fonte di suzione – una pompa elettrica o meccanica, o, nella gravidanza precocissima, una siringa – che risucchia i tessuti nella parete uterina, ossia l’endometrio o rivestimento cresciuto durante le quattro settimane del ciclo mestruale, e, se la donna è incinta, la particella di tessuto fetale.
Dilatazione ed evacuazione: la cervice viene dilatata per permettere il passaggio delle canule da suzione di diametro maggiore necessarie ad evacuare la maggiore quantità di parti dell’embrione e della placenta.
Dilatazione e raschiamento: questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l’uso di dilatatori osmotici o meccanici. Il feto viene quindi rimosso. Vengono poi aspirati il liquido amniotico la placenta e i residui fetali
Isterotomia: Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell’asportazione del feto tramite taglio cesareo.
Induzione farmacologica (RU 486): L’induzione farmacologica dell’aborto è l’ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina. Con questo metodo il distacco del feto dall’utero è chimico, e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. La prima pillola induce l’aborto fisiologico, mentre la seconda, sempre chimicamente, induce l’espulsione del feto e la pulizia dell’utero.
Nascita parziale: vietato dalla legge italiana, effettuato dalla sedicesima settimana alla nascita. Esso consiste nell’estrazione parziale del feto dall’utero attraverso l’uso di una pinza, che permette l’avvicinamento del cranio alla cervice e lo svuotamento del medesimo attraverso l’introduzione in esso di una cannula aspiratrice.

Ragazza, ribellati a quello che la società vuole inculcarti, l’aborto è omicidio. Lo smembramento crea dolori atroci al feto. Credere che sia lecito abortire solo perché il bambino non sia pienamente sviluppato è una menzogna che ti rovinerà la vita. L’aborto per la psicologia della donna è devastante: depressione, ansia, uso di sostanze, abuso di sostanze e atti suicidari. Se stai affrontando una gravidanza, fatti coraggio, la vita sta fiorendo nel tuo grembo, un piccolo germoglio d’amore cresce in te. Dagli la possibilità di vivere, e se proprio non lo vuoi, ci sono altri metodi, come l’adozione. La via facile non è sempre giusta. Appena l’ovulo è fecondato Dio ne imprime l’anima; c’è miracolo più grande di questo? Ti hanno consigliato di abortire perché tuo figlio non sarà sano? Non è sano chi ti consiglia questo! Ci sono coppie in tutto il mondo che adottano questi bambini, che per prima cosa amano e hanno un cuore, proprio come te. Sei rimasta incinta dopo aver subito violenze? Non è facile, ma non aggiungere altro male a te stessa, peggiorerai di molto la tua sfera psicologica. Nel tuo passato hai abortito? È ora di affrontare te stessa, e il dramma che ti porti dentro; Dio ti sta aspettando, se tu lo vuoi c’è’ la sua misericordia ad attenderti, il suo perdono; sperimenterai la gioia più grande che la vita possa regalarti, il perdono di Cristo. Rifugiati tra le sue braccia, Lui non vuole altro che la tua felicità, abbi fiducia e abbandonati, riposati sul suo cuore. Tu sei donna, simbolo di vita e fertilità, non sei una macchina da sesso; sei stata creata per essere madre, pura come la vita che nasce dal tuo corpo meraviglioso. Non renderti complice dello spargimento di altro sangue innocente, grida silenziose, soffocate nell’indifferenza del mondo; vite gettate nel cestino come immondizia.

“…fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate…” G.K. Chesterton scrittore, giornalista e aforista inglese.

FONTI: Antonio Socci “Il genocidio censurato”


Da www.buonanovella.info

Io ti conoscevo per sentito dire…

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Scritto da  Rachele

È facile amare Dio quando nella tua vita va tutto bene, ma appena capita qualche disgrazia Lo metti in un angolo in punizione; vai alla messa, fai parte dell’oratorio, addirittura organizzi eventi parrocchiali, ma appena qualcosa va storto, eccoti a prendertela con Gesù, e per te diventa invisibile.. il tuo mondo cristiano si sbriciola contro la realtà e Dio diventa un ricordo lontano; la tua fede è labile, è di facciata, di convenienza.. forse fra i tuoi amici c’è quella ragazza tanto carina e tu per farti notare ti ficchi tra i primi banchi in chiesa, addirittura hai deciso di entrare nel coro! Eccoti, è arrivato il momento di guardare quale relazione stai costruendo con Dio.

Oggi va tanto di moda il sentimentalismo, la fede viene basata su un livello esclusivamente emozionale: “ieri alla messa ho avuto una sensazione strana, durante l’omelia ho sentito crescere la commozione, a Lourdes ho sentito un brivido”, sei sempre alla ricerca di qualche segno clamoroso. La fede non può basarsi su questo, perché un giorno quando smetterai di provare certe emozioni, il tuo entusiasmo si affievolirà gradualmente nel tempo; se sei un tipo che appena si smorzano gli animi si tira indietro, figuriamoci cosa farai con tua moglie, o con i figli! Quindi metti alla prova la tua relazione con Gesù! Ecco, Dio si ama nel dolore oltre che nella gioia, nell’abitudine più che negli slanci d’eccitazione; il modello d’amore che devi sempre tenere a mente, è quello perfetto della Croce. Tu daresti la vita per coloro che ami? Interrogati sempre sul rapporto che hai con Dio, e se credi di aver ricevuto qualche ingiustizia, fa come Giobbe, urla, grida verso il cielo, arrabbiati con lui! Non scappare, affrontalo, parla di ciò che provi, alla base di ogni relazione ci sono sempre la chiarezza e la sincerità! la tua fede si deve poggiare su forti pilastri, ma per fare questo, devi iniziare dalle fondamenta di una relazione sincera, duratura, quotidiana; non mettere Cristo nel cassetto per pregarlo a piacimento saltuariamente, ma fa di Lui il tuo stendardo di vita e della preghiera il linguaggio d’amore che ti eleva ad una comunicazione superiore, divina.

Cristo è gioia, ma è anche sofferenza, la differenza la fa il modo con cui scegliamo di affrontarla. “Seguire Gesù senza portare la croce è impossibile; portare la croce e non seguire Gesù è inutile.” scriveva S. Annibale Maria di Francia. Quando sarai nella stretta del dolore, alza gli occhi a Cristo, appeso e inchiodato per amor tuo, permettigli di entrare nel tuo cuore per poi farlo scendere fino alla tomba: senza di essa non c’è risurrezione, è solo dalla morte che si rinasce a vita nuova. Se non riesci a trovare Dio nelle tue situazioni assurde come puoi dire di averlo conosciuto? E se Lui non riesce a dare risposte al male, al dolore… che relazione hai costruito senza un reale dialogo?
Fatti un giretto tra i reparti di un ospedale, tra i malati terminali, poi torna e dimmi se ci riesci a scorgere l’amore di Cristo; se non fosse così, torna sui tuoi passi, ricomincia la relazione, non costruire mura con stanze vuote! Dio deve darti le risposte che cerchi alle situazioni assurde della vita, se non lo fa, tienitelo tu quel Dio che ti sei fabbricato, io non lo voglio! Esso deve aderire completamente alla tua vita, in modo coerente, non devi rilegarlo alla messa domenicale o alle chiacchiere da salotto! Non puoi slacciarlo dalla tua vita, come e quando ti pare! Sappi che l’Amore ti chiede tutto, ti chiede la vita! Per essere cristiani ci vuole coraggio! I segni dei chiodi che il Cristo ha sul corpo, sono testimonianza visibile di un amore gratuito; dobbiamo benedire le nostre ferite, guardare dritti alla meta, anche se durante il cammino tra spine, graffi, e cadute ci facciamo del male! Molti quando conoscono Gesù, quando conoscono l’Amore vero hanno paura.. paura di queste ferite, di soffrire, e quindi paura di amare, per poi cercare finto sollievo e false consolazioni in situazioni pericolose per la propria anima: è un inganno, lotta con te stesso per non cadere in simili trappole, ricerca sempre la bellezza della verità, rifuggi la menzogna.Le grandi figure dell’Antico Testamento ci insegnano proprio questo, nel dolore non rifugiarti nel peccato, perché rimarrai intrappolato dagli idoli; il loro era uno scappare davanti a Dio, non uno scappare da Lui! Quindi rimanere sempre sotto il suo sguardo d’amore misericordioso.
Caro lettore, ti auguro con tutto il cuore di arrivare a pronunciare le stesse parole di Giobbe (42,5): “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono”.


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L’Idolatria nel mondo moderno

idolo01Scritto da  Rachele

Mi è capitato ultimamente di riflettere sulle persone che si definiscono atee, così studiando la Bibbia, mi sono resa conto che questa parola dentro il libro di Dio non c’è, non esiste; al contrario le persone vengono identificate in due modi: credenti o idolatri. Chi è il credente? Chi è l’idolatra? Il primo sappiamo bene, è colui che ha creduto a qualcosa di rivoluzionario: la risurrezione; è colui che si fida e non confida troppo in sé stesso, colui che si converte all’amore ogni santo giorno; e il secondo chi è? Non penseremo mica, come volle farci credere il signor Lutero, che gli idolatri siano quelli che chiedono l’intercessione di Maria, degli Angeli o dei Santi?!
“Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso…” Esodo 20,4-5
Questa descrizione ci fa immaginare un Dio Padrone, scuro in volto, dal tono minaccioso, che si arrabbia quando nel portafoglio teniamo il santino, la medaglietta, il rosario… ma assolutamente non è così! Innanzitutto che cos’è l’idolo?

Non bisogna circoscrivere questo concetto illudendoci che esso acquisti significato esclusivamente nel mondo pagano. L’idolo è un qualcosa che hai posto nel tuo cuore: sei una persona che punta alla ricchezza monetaria? Nel tuo cuore ci sono i soldi, sei una persona che spera nel gluteo sodo? Nel tuo cuore c’è l’apparenza.. insomma, hai capito no? L’idolo è qualcosa a cui affidi te stesso, la tua passione e la tua energia, e dal quale ti aspetti che questo in cambio ti renda felice; ne possiamo avere molti nel nostro cuore, siamo convinti che se avremo l’ultimo modello di Iphone finalmente la nostra vita cambierà, saremo felici… ma cosa accade quando esce l’Iphone di ultima generazione? Siamo delusi, e allo stesso tempo bramosi, ricominciamo ad investire passioni e desideri verso questo, perché devi sapere che l’idolatria ti rende schiavo e prigioniero. E’ un principio che potrai applicare a qualsiasi cosa, anche alle persone; persino la religione, lo studio, il fidanzato, le amicizie possono diventare tuoi dei. Devi capire che queste cose la vita non te la possono dare, non ti può rendere felice, ma anzi ti succhia ogni energia! Pensiamo ad una persona che dedica la sua vita al voler fare carriera: inizialmente operaio, poi capo area, dirigente, fino a diventare imprenditore.. e poi? la ricerca del potere di quest’uomo, così sfrenata, ad un certo momento dovrà interrompersi, arriverà l’insoddisfazione che lo porterà a desiderare sempre di più, senza mai colmare questa fame, è lì che arriverà quel senso di tristezza e delusione.
Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso… che significano queste parole? Dio ci ha creati perfetti, a sua immagine, Lui è la fonte della vita, solo da quest’acqua viva bisogna attingere. Qui il Signore ti sta mettendo in guardia dagli idoli. Immagina di avere un figlio, un giorno arriva un tizio che gli offre un po’ di cocaina, tuo figlio cede e cade nella trappola della droga, tu che fai? Non vorresti essere li a proteggerlo? Questa è la gelosia di Dio, protettiva, dolce, amorevole, una gelosia che spezza i legami che hai nel cuore ai quali sei incatenato. Il Signore ti sta tendendo la sua mano, ti sta dando l’occasione di essere felice; io me la immagino così: “ne hai provate tante figlio mio, e ogni volta cadi nel fosso, adesso prova ad essere credente e smetti di essere idolatra”.

L’ateo è colui che si ostina e rifiuta consapevolmente l’aiuto di Dio. All’ateo, infondo, quegli idoli sembrano piacergli, e più di tutti ,uno: il tempo… crede che di tempo ce ne sia a volontà, è un tipo che ripudia il pensiero della morte, nel senso che tende a scacciarlo dalla sua mente. L’ateo crede, per comodità, che non dovrà mai rendere conto a nessuno, figurarsi a Dio, soffocando ogni senso morale.

Oggi sappiamo bene a cosa abbia portato estirpare Dio dalla società, i regimi atei totalitari, guidati da dittatori che possedevano l’idolo di superbia, ce lo ricordano in qualsiasi libro di storia, ma si sa che i fatti si ripetono, e l’uomo ancora non riesce ad imparare.
A nostro vantaggio però, sono stati effettuati molti studi psicologici: il risultato è che chi crede in Dio è più felice. ‹‹Il contributo della psicologia comportamentista, il cui frutto più significativo può essere identificato nel Manuale di religione e salute: la metanalisi compiuta su circa 2.800 studi rileva che la religione, in concreto, fa bene alle persone dal punto di vista psicologico, fisico, sociale. Decisamente pertinente, in questo panorama, è l’aforisma di Francesco Bacone: “Poca scienza allontana da Dio, molta scienza riconduce a lui” (Saggio sull’ateismo, 1612).››.

Per concludere, fai attenzione, chiediti sempre chi o cosa porti nel cuore, e con umiltà chiedi a Dio di aiutarti a far chiarezza dentro te stesso, fa discernimento; questo ti aiuterà a purificarti e soprattutto a riconoscere gli ostacoli che ti porti dentro; attuare nella propria vita questo processo, consapevolmente, aiuta la fede a seguire un costante rinnovamento, facendola crescere e maturare. Essa così facendo, acquisisce quelle basi solide, ancorate a Cristo Gesù, che tolgono di mezzo tutti quei sentimentalismi, e che al contrario stimolano la ragione. Bene, ti lascio riflettere con una frase di una delle più grandi personalità della metà del 300, riconosciuto da tutti per la sua enorme cultura e sapienza: “Guardate quanti padroni hanno coloro che non si sottomettono all’unico Signore” Sant’Ambrogio.


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Testimoni di Geova – Parte2

Scritto da  Rachele

imageI testimoni di Geova nei loro incontri iniziano a farti domande alle quali non sai bene cosa rispondere, esse sono ben studiate a tavolino per cercare di mettere in crisi l’altro cercando sempre di incutere quel timore nell’ essere escluso da questo loro piano di salvezza: Gesù chi è realmente, è Dio ? Lo sapevi che siamo noi ad essere veramente cristiani? La chiesa cattolica? la grande babilonia, la meretrice! L’anima esiste davvero? Come sarà il paradiso? Ti piacerebbe vivere per sempre in una terra paradisiaca? Non vedi come il mondo va a rotoli? Siamo negli ultimi tempi, Dio ha un nome, e si chiama Geova…. E via via continuando su questa strada; insinuando dubbi ti mostreranno come le loro risposte siano supportate dalla Parola di Geova (TNM). Ma veramente i TdG sono i detentori di verità divine e della giusta interpretazione biblica? Questo articolo non ha la pretesa di rispondere a tutte le domande dottrinali, o confutare le differenze bibliche, per motivi tempistici, ma tenteremo di analizzare quelle tematiche principali che a volte un cattolico impreparato si trova ad affrontare.

A questo punto, sorge spontaneo chiedersi, ma è vero che la TNM è uguale alla nostra Bibbia? Loro ti diranno di si, ma ovviamente la risposta è no!
La TNM è una traduzione moderna eseguita da un comitato di Testimoni di Geova rimasti anonimi, direttamente dai testi sacri originali in lingua aramaica, ebraica e greca; qualunque studioso di lingue antiche sa benissimo che questa traduzione denota solo una scarsa conoscenza di queste lingue, ciò comporta gravi errori dottrinali, a volte calcolati a tavolino a volte proveniente da un’ignoranza esegetica di fondo. Persino il nome Geova, inserito a volontà abusivamente nella Scrittura, è una sbagliata traduzione dalla parola ebraica Yahweh.
Ma in pratica in cosa credono questi Testimoni di Geova? Negano la divinità di Cristo (per loro è una creatura, ciò è contrario alla definizione dei cristiani), e quindi la formula Trinitaria (contrario alle basi dottrinali per definirsi cristiani), negano l’immortalità dell’anima, negano le trasfusioni di sangue e trapianti (per loro atti di cannibalismo, uccidendo così molte persone), le loro dottrine assumono toni apocalittici e millenaristi, credono che solo 144000 di loro verranno salvati, essi erediteranno la terra e vivranno nel nuovo regno, non riconosco i Santi cattolici né la verginale concezione di Maria, prendono la scrittura alla lettera interpretandola come un dettato divino, incitano a lasciare gli studi e a non iscriversi ad alcuna università. Fanno un uso improprio del termine “risurrezione”: il vero significato che dovrebbe assumere il termine, secondo le loro dottrine, sarebbe quello di Ri-creazione; l’uomo Cristo Gesù è morto per sempre, esso non sarebbe mai risorto, ma “il corpo fu nascosto da qualche parte a ricordo dell’amore di Dio, oppure si è dissolto tra i gas della terra” (Russel fondatore della setta), Geova avrebbe così ri-creato una copia del corpo spirituale di Gesù uguale all’arcangelo Michele. Tutti i testimoni di Geova quando moriranno, visto che non prestano fede né all’esistenza dell’anima né alla risurrezione dei corpi (come noi cattolici intendiamo queste cose) verranno ri-creati da Geova che ne farà delle copie con alcune caratteristiche essenziali che Lui conserva nella sua memoria, al fine di far riconoscere i suoi adoratori da amici e parenti. Logico no? Ironia a parte, se tutte queste cose ti sembrano assurde chiediti perché ogni anno migliaia di persone cadono in questa trappola. Le tecniche mentali di plagio funzionano ed anche bene! Non mi dilungherò a trattare versetti biblici specifici, ma ti basti sapere che tutti i testimoni di Geova fanno parte della società Torre di Guardia, il cui corpo direttivo si occupa di pubblicare le riviste inizialmente citate con l’obbligo di studiarle; agli adepti è inculcato che certi opuscoli siano di maggiore importanza della Bibbia stessa, proclamandosi così detentori unici di verità, sostituendosi allo stesso Geova!
Io ho sempre usato un trucchetto per smascherarli: san Paolo in 2Timoteo 3,16 dice che “tutta la scrittura infatti è ispirata da Dio”, ragionando mi sono chiesta a cosa si riferisse Paolo precisamente: ovviamente fa riferimento all’Antico Testamento, perché il Nuovo non era ancora stato scritto; ma vari studiosi hanno confermato che la Scrittura intesa da Paolo era la versione greca, cioè la Settanta, in questa versione erano compresi dei libri in più (deuterocanonici) rispetto alla Torah ebraica, così sono arrivata alla conclusione che i TdG decantando a gran voce questo versetto si danno la zappa sui piedi, visto che essi hanno escluso dal loro canone biblico i deuterocanonici e visto che prendono la scrittura alla lettera.
L’amara e triste verità è che queste persone sono burattini nelle mani di un bugiardo burattinaio che muove i fili delle loro vite; viene loro negata la libertà e la bellezza di una vita spontanea e gioiosa in Cristo, prigionieri di un mondo finto pieno di barriere, ipocrisie, maschere e regole assurde! Quant’è bello invece riconoscersi umilmente peccatori e sperimentare il perdono di Dio che ti abbraccia, che senza paura alcuna ci rialza dalle cadute prendendoci per mano! La paura tiene l’uomo prigioniero, essa non viene dal Padre! Sappiamo bene che la Verità rende l’uomo libero, essa spezza ogni catena con il peccato e con i nostri idoli interiori, al contrario la bugia rende schiavi. L’indottrinamento è così solido e radicato che anche loro stessi negheranno fino allo sfinimento queste realtà! Il titolo di questo articolo sta a sottolineare come tante persone cadano vittime di questa ricca società per azioni, dove l’uomo è solo un numero e visto come possibile fonte di guadagno, i cattivi non sono i fedeli, vittime a loro volta, ma chi sta a capo di tale marchingegno malefico! L’allora cardinal Joseph Ratzinger scrisse una frase che mi colpì molto, impregnata di una profonda verità cristiana: “Siccome Dio ci ha amati per primo, l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.”

Le fonti usate per scrivere questo articolo

“Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova” , Lorita Tinelli

Piccola Collana “I Testimoni di Geova” di Padre Nicola Tomese

La corrispondenza del Teologo Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura


Parte 1 QUI

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AAA Cercasi sacerdote

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Leggere l’ultimo articolo proposto dai Nipoti di Maritain – Che tipo di prete vogliamo? – è un po’ come esser catapultati in una pubblicità del Mulino bianco (ricordate la suadente voce femminile che diceva «nel mulino che vorrei…»?), in cui, però, il mulino è stato sostituito da Santa Madre Chiesa. Che tipo di prete vogliamo? Come se ci fossero dei gusti in materia di preti. Ci possono essere preferenze, certo. Io, personalmente, mi trovo meglio con quelli che mi bastonano in confessionale, ma questo è un altro discorso. L’ideale di prete è uno solo: Gesù Cristo. E ogni sacerdote che voglia prendere seriamente il suo mestiere deve cercare di uniformarsi al Divin Maestro (dici poco…). I nipoti, nel loro identikit, hanno proposto una figura di sacerdote che riesce persino a superare a sinistra Lutero e i suoi seguaci. Prendiamo il punto numero uno: «Non vogliamo qualcuno che si senta una vocazione sacerdotale, che si senta chiamato da Dio». E qui io mi son posto una domanda: se non vogliono uno con la vocazione, come verranno selezionati i preti? Verranno fatte delle elezioni? Ci sarà una sorta di Grande Fratello in cui, attraverso eliminazioni per nomination, rimarrà soltanto un candidato al sacerdozio che verrà poi ordinato in prima serata? Oppure: i vari candidati dovranno sfidarsi in prove di ballo, canto e recitazione come in Amici? Attendiamo risposta. Per ora, quello che è certo, è che quando Marilyn Manson ha saputo che si cercavano sacerdoti senza vocazione, si è subito proposto come direttore spirituale dei Nipoti. «Non vogliamo un prete che non sia rappresentativo della comunità. Contiamo la proporzione maschio/femmina tra i banchi delle chiese e finiamola con la discriminazione». E una volta che si è fatta la conta ed è uscito pure il numero Jolly che si fa? Si chiama un prete maschio se la comunità abbonda di donne, oppure si sceglie una suora mancata – baffo munita e di clergy vestita – quando ci sono un po’ troppi maschietti? «Non vogliamo un prete che “sa tutto”.Il prete deve essere allievo per tutta la sua vita, capace di unirsi alla comunità come il capo famiglia in Matteo 13, che trova «cose antiche e cose nuove» nella riserva del Regno di Dio». Praticamente, i nipoti sono alla ricerca di un Socrate, magari senza barba per non offendere i diversamente barbuti o le donne (quelle, che, ovviamente, nel mondo progressista non sono dotate di barba), che passi la vita a dire di «sapere di non sapere». Ma, mentre ci inchiniamo di fronte al genio di Socrate, lui sì in sincera ricerca della verità, dobbiamo anche dire che un cattolico sa qual è la verità. Sa che la verità è il Cristo, il Cristo crocefisso. «Non vogliamo qualcuno che si veda come alter Christus. Questa arroganza eleva il prete al di sopra del popolo di Dio, corpo di Cristo. Il prete presiede all’altare come rappresentante della comunità ed è quest’ultima a celebrare». Il sacerdote che è immagine di Cristo non è affatto arrogante. Io, che di certo non manco di superbia, tremo al solo pensiero di poter essere un altro Cristo (fortunatamente Dio ha scelto per me altre vie). Arroganti sono coloro che, eterni sagrestani o perpetui, vedono nel prete l’immagine della “Kasta” da abbattere e della borghesia da annientare (ogni riferimento alle frustrazioni dei progressisti, sempre preti mancati, è voluta). L’errore dei Nipoti, in definitiva, è quello di volere una Chiesa fatta a loro immagine e somiglianza, «ma quello che ci occorre è una religione che sia nel giusto quando noi abbiamo torto. Attualmente il problema non è se la religione ci consenta di essere liberi, bensì (nel migliore dei casi) se la libertà ci consenta di essere religiosi» (GKC).

Matteo Carnieletto


Rirpeso da radiospada.org. L’originale dei Nipoti lo trovate QUI. Non spaventatevi se per caso riconoscerete la mia foto: non vi scrivo più da molto e essendo intenzionato a diventare Sacerdote, dopo questo, non credo proprio che presterò più parte al blog. A breve, o almeno spero, una mia analisi del caso.

Testimoni di Geova -Parte1

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Scritto da  Rachele

Per l’ennesima volta senti suonare il campanello e ti ritrovi faccia a faccia con un testimone di Geova, che tenta di lasciarti brochure come “Svegliatevi”, “La torre di guardia”, ed anche una bella copia della TNM (Traduzione del nuovo mondo), che sarebbe la loro Bibbia. Siete anche calorosamente invitati ad iniziare incontri -studio sulla “vera Parola di Dio”, gratuitamente. Loro sembrano sinceri, hanno una faccia pulita, ispirano fiducia, sono molto gentili ed educati, ma soprattutto denotano una fede genuina, che in molti cattolici non vedete. Inizialmente tutto sembra speciale, tu stesso vieni posto al centro delle loro attenzioni, ti fanno sentire molto importante, un prescelto: lo sguardo di Geova è caduto su di te, ecco perché loro vogliono salvarti dalle grinfie del mondo, facendoti entrare in questo giro esclusivo: “all’inizio può sembrarti tutto un po’ strambo, ma stai tranquillo, Geova metterà le cose apposto a suo tempo”.

Loro sono contro il governo ed il clero, istituzione pagana, dove satana la fa da padrone e miete milioni di vittime dai tempi che furono! Quindi non partecipano nemmeno al matrimonio cattolico di quel parente, ne alla cresima del nipotino, non si arruolano e non votano, non festeggiano natale e compleanni, praticano la carità solo con i membri del gruppo. A sentirne parlare sembrano tipi usciti fuori da qualche fumetto, sono quei tizi strampalati ed emarginati. Eppure ogni anno molte persone decidono di diventare degli “associati” della pseudo-religione; la loro, ad oggi, è una realtà più grande di quello che possiamo immaginarci! Il target medio di chi aderisce alla setta fa parte di una fascia di persone molto sole, o deluse dalla vita, ferite dal prossimo, che si ritrovano in casa questi personaggi strani che tutto sommato, infondo, dedicano loro del tempo, le ascoltano, gli leggono la Bibbia, alla fine che differenza fa chiamarlo Dio o chiamarlo Geova? Innanzitutto cominciamo col dire che, come molte altre sette religiose, anche i TdG adottano vari metodi di persuasione. Nel 1951 un giornalista statunitense, Edward Hunter, tentò durante la guerra di Corea, di descrivere le tecniche di “lavaggio del cervello” che i cinesi usavano con i prigionieri: per prima cosa avveniva l’isolamento dell’individuo, puntando al suo indebolimento fisico e mentale (scarsa alimentazione e scarse ore di sonno) cercando di suscitare in lui sensi di colpa verso i propri sistemi di valori; il prigioniero finiva così per aderire ad un nuovo sistema di valori che rappresentava l’unica liberazione. Oggi molte tecniche si sono affinate, sono più sottili, subdole e organizzate. Vediamo le principali tecniche psicologiche di controllo adottate dalla setta:

Regola del contraccambio: il nostro senso di responsabilità ci fa sentire in dovere di contraccambiare il favore dell’altro e la cura che ha nei nostri confronti
Love bombing: tecnica di accoglienza del neofita in un gruppo, preparando per lui un ambiente ricco di attenzioni premurose
Attribuzione di un ruolo: il neofita viene convinto ad avere un ruolo molto importante per la sopravvivenza del gruppo, e all’interno della società avendo il compito di portare al prossimo un messaggio di salvezza
Isolamento dal mondo esterno: dopo aver accettato lo studio biblico inizia un vortice nel quale il malcapitato viene inghiottito; appena l’indottrinamento viene interiorizzato , il soggetto inizia ad essere condizionato sui propri legami affettivi e non e con il “mondo” al difuori della setta.
Limitazione dell’informazione: al fine di non incappare in situazioni pericolose che possano mettere a rischio la fede del nuovo adepto. In questa tecnica, questa limitazione abbraccia ogni ambito: a partire dalla lettura del libro “sbagliato”, o all’essere finiti in un blog cattolico, ad una chiacchierata con un’apostata (ex TdG andato contro le dottrine geoviste), alla partita di calcetto con gli amici che non fanno parte della setta, ad un programma televisivo, internet, e così via. Una volta che il dubbio si è insinuato ci sono due strade: tenersi tutto dentro o esporlo. Confessare agli anziani (capi dei TdG) di aver commesso una di queste cose potrebbe comportare l’allontanamento dalla setta, con conseguenze molto dannose: nessuno di loro, compresi parenti e amici, datori di lavoro, insomma qualsiasi persona che fa parte di questo giro geovista, può rivolgerti la parola fino al reintegramento, per un tempo più o meno lungo che dipende sempre dal grado di pentimento del soggetto nell’aver compiuto una certa azione; sorvolo sull’infinità di casi drammatici dove famiglie vengono distrutte, dove si incita al divorzio, dove si arriva a rinnegare figli, ad essere licenziati, a ritrovarsi soli, e nella disperazione recitare un falso pentimento per essere reintegrato nella vita di prima. Tutto questo per una sbagliata interpretazione e traduzione della Parola di Dio.

Consiglio per qualsiasi dubbio biblico, dottrinale, di qualsiasi genere di rivolgersi sempre ad un buon sacerdote. Se i testimoni di Geova ti hanno messo in crisi, parlane e confrontati con persone teologicamente preparate, esponendo i tuoi dubbi. Il cristiano per prima cosa è libero, ed è in questo stato che ama incondizionatamente e gratuitamente, e come sappiamo l’Amore è una persona, e non un sentimento astratto qualunque, ma è Gesù, nostro liberatore e salvatore! La chiave dell’amore, quindi, è la libertà di amare, un’azione spontanea, un donarsi all’altro che ha compimento solo nell’esempio del Cristo che ha scelto la croce, che ha dato la vita perché amava i suoi amici e fratelli. Io per meno di questo non ci sto. Quindi caro lettore ricerca sempre la bellezza della Verità e guardati dall’allontanarti da essa, perché “la Verità vi renderà liberi…..”.

Le fonti usate per scrivere questo ed il prossimo articolo di domani sono:

“Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova” , Lorita Tinelli

Piccola Collana “i testimoni di Geova” di Padre Nicola Tornese

La corrispondenza del teologo don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura


Da http://www.buonanovella.info/blog/riflessioni/illusione-di-un-mondo-assurdo