Per la regalità sociale di Cristo non servono politici cattolici, ma cittadini santi — osserva, e taci

Moro è un santo, ma non necessariamente per quelli che erano i suoi progetti politici, per la sua Utopia, che infatti possiamo criticare ed anche rigettare in toto volendo. È santo anzi proprio perché è riuscito a rinunciare alla sua utopia, a lasciarla perdere, quando si è rivelato necessario. Quando Enrico VIII voleva che il […]

Per la regalità sociale di Cristo non servono politici cattolici, ma cittadini santi — osserva, e taci

I Domenica d’Avvento – Anno B

Mc 13, 33-37

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Questo nuovo anno liturgico che si apre con il Tempo di Avvento ci indica subito l’essenziale, ciò che conta davvero fare: vegliare, essere vigilanti. Queste parole le abbiamo sicuramente sentite molto spesso nelle settimane e nei mesi scorsi, accompagnate da avvertimenti e consigli relativi alla salute personale e pubblica. Oggi, però, il Signore ce le affida per un compito molto più profondo e delicato, assai più importante: bisogna vegliare attentamente sul suo ritorno, sulla sua chiamata, prendendo coscienza che nessuno di noi può avere la benché minima idea di quando il Signore Gesù farà la sua comparsa nelle nostre vite, chiedendoci conto di come le abbiamo spese. Il padrone ci ha lasciato numerosi doni in gestione, le nostre vite fatte per rendergli gloria e per lodarlo nell’aiuto verso il prossimo: sta a noi suoi servi farle fruttare, metterle sempre in gioco, evitando di accasciarsi nell’apatia e nell’insipidità.Questo nuovo anno liturgico che si apre con il Tempo di Avvento ci indica subito l’essenziale, ciò che conta davvero fare: vegliare, essere vigilanti. Queste parole le abbiamo sicuramente sentite molto spesso nelle settimane e nei mesi scorsi, accompagnate da avvertimenti e consigli relativi alla salute personale e pubblica. Oggi, però, il Signore ce le affida per un compito molto più profondo e delicato, assai più importante: bisogna vegliare attentamente sul suo ritorno, sulla sua chiamata, prendendo coscienza che nessuno di noi può avere la benché minima idea di quando il Signore Gesù farà la sua comparsa nelle nostre vite, chiedendoci conto di come le abbiamo spese. Il padrone ci ha lasciato numerosi doni in gestione, le nostre vite fatte per rendergli gloria e per lodarlo nell’aiuto verso il prossimo: sta a noi suoi servi farle fruttare, metterle sempre in gioco, evitando di accasciarsi nell’apatia e nell’insipidità.

Davide, Amnon, Assalonne e la copertura degli abusi.

DAVIDE: UN RE CHE UCCISE DUE DEI SUOI FIGLI PER AVER RINUNCIATO A PUNIRNE UNO “Il re Davide venne a sapere tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare suo figlio Amnon, perché aveva per lui molto affetto: era infatti il suo primogenito” (2Sam 13, 21) Ecco un’altra vicenda dei libri […]

Davide, Amnon, Assalonne e la copertura degli abusi.

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Con oggi si conclude questo lungo, sofferto e inaspettato Anno Liturgico: oggi la Chiesa festeggia, per usare le parole del Cardinale Giacomo Biffi, “il Primo e l’Ultimo”, la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo su l’intero universo. Questo titolo, oggi soprattutto che di re se ne sente sempre meno parlare, può forse far sorridere o, peggio ancora, può passare sotto totale silenzio: quale nazione oggi, infatti, sembra essere governata da Dio? In ogni angolo di questo mondo, oggi come allora, i pericoli, le ingiustizie e le malvagità sono senza numero: in che modo Dio regnerebbe su qualche cosa qui dabbasso? Eppure, oramai dovremmo saperlo: il Regno che conta, la vera terra cui siamo chiamati, è oltre questo mondo in cui viviamo. Tutti noi, al termine della nostra vita, saremo chiamati davanti al Re dei Re: nessuno sarà escluso, né vecchi né giovani, né donne né uomini, né ricchi né poveri. L’unica carta di riconoscimento per il Regno sarà una sola: se in questo nostro mondo abbiamo cercato il Signore, se lo abbiamo amato nei nostri fratelli, se abbiamo messo in pratica le opere di misericordia, sia spirituali che corporali. Il Re è sempre lì, di fronte a noi: che aspettiamo ad afferrare la sua mano?

Le condizioni dell’infallibilità

«cum Petrus senescente mundo non senescat, sed sicut aquila renovetur virtus eius»«mentre il mondo invecchia, Pietro non invecchia, bensì rinnova i suoi poteri come l’aquila» “Oh hai sentito l’ultima del Papa?”“No che ha detto?”“Ha detto che” [qualsiasi cosa su qualsiasi argomento in qualsiasi forma a qualsiasi destinatario]“Ma che davvero?”“Eh già proprio così.”“Ma insomma cioè a […]

Le condizioni dell’infallibilità

La mia memoria di San José Sancez del Rio

Oggi, 20 Novembre, è qui da noi la memoria di San Josè Sanchez del Rio. Come ormai avrete capito sono molto legato a questo piccolo santo, ma non certo perché mi esaltano i cristeros o il Messico o chissà che: è importante conoscerli per tutta una serie di motivi, ma l’idea di riproporre quell’esperienza nel […]

La mia memoria di San José Sancez del Rio

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Mt 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Ancora una volta il Signore gioca a poker con noi: ad alcuni dona un mazzo già bell’e pronto per vincere facile, altri magari devono pescare un po’ prima di poter ottenere una buona mano. Infine, sembra proprio che ad alcuni vegano date solo mani scadenti: niente riesce mai bene, tutte le cose vanno sempre a rotoli, anche i compiti più semplici si risolvono in clamorosi fallimenti. Sembra proprio che certa gente sia condannata a prescindere a comportarsi come l’ultimo servo: non solo pare abbia ricevuto ben poco dal Signore, ma anche quel poco che ha non intende sfruttarlo, metterlo a servizio. L’errore tragico di tuta la vita sta proprio lì: quel singolo, piccolo talento è proprio il seme della nostra rinascita, non va piantato come fece Pinocchio con i quattro zecchini, condannandolo a fine certa. Quel talento è proprio il Signore Gesù che ci spinge ad agire, a non lasciare che i nostri doni marciscano in fondo all’anima: la libertà dei figli di Dio che abbiamo acquistato con il battesimo ci dona l’aiuto dello Spirito, il quale non manca mai di farci rilanciare la posta in gioco, garantendoci così la vincita finale della vita eterna.