La mia memoria di San José Sancez del Rio

Oggi, 20 Novembre, è qui da noi la memoria di San Josè Sanchez del Rio. Come ormai avrete capito sono molto legato a questo piccolo santo, ma non certo perché mi esaltano i cristeros o il Messico o chissà che: è importante conoscerli per tutta una serie di motivi, ma l’idea di riproporre quell’esperienza nel […]

La mia memoria di San José Sancez del Rio

In modo quasi ameno

di Gianluca Perricone
Tratto da Giustizia Giusta l’1 settembre 2011

Da un articolo pubblicato l’altro giorno dal Fatto Quotidiano, a firma di Mario Portanova e relativo all’inchiesta che coinvolge l’ex braccio destro di Pier Luigi Bersani ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati, abbiamo appreso tra l’altro che, nell’ordine: 1- «difficilmente un eventuale trasferimento di fondi dalle coop alle casse nazionali del partito (Pd, ndr) avrebbe lasciato traccia»; 2- «non esisterebbe alcun “tesoretto” riconducibile a Penati. Gli 8 milioni di euro di presunte tangenti conteggiate dalla Procura di Monza sarebbero state interamente spese per la sopravvivenza del partito milanese nell’arco di dieci anni, e all’ex presidente della Provincia di Milano non sarebbe contestato alcun arricchimento personale»; 3- «Va anche detto che l’accusa di finanziamento illecito dei partiti per Penati ed il suo braccio destro Giordano Vimercati non è stata accolta dal gip Anna Magelli che il 10 agosto ha bocciato la richiesta d’arresto per i due».

Fin qui il Fatto Quotidiano. Però viene spontaneo chiedersi, in modo quasi ameno: se non ci sono tracce del presunto passaggio di fondi dalle coop al Pd, se non ci sarebbero depositi (“tesoretto”) riconducibili a Penati al quale non è stato contestato alcun arricchimento personale, se infine per lo stesso Penati (e per Vimercati) è stata bocciata la richiesta di arresto per l’accusa di finanziamento illecito ai partiti, di cosa stiamo parlando da settimane? E, soprattutto, perché il Pd si ostina a chiedere all’interessato ‘passi indietro’? E le presunte mazzette, che fine avrebbero fatto?

Dice Bersani: «presunzione di innocenza sì, però passi indietro». Perché mai – ci si chiede in modo sempre ameno – si richiedono ‘passi indietro’ a chi non ha commesso alcun reato, almeno fino a sentenza definitiva di condanna? Si è forse a conoscenza di situazioni di fronte alle quali il ‘passo indietro’ è l’unica via di salvezza? O forse ci si ostina ad essere convinti che la strada maestra sia quella di permettere al primo togato che capita di decidere le sorti di amministratori e politici a prescindere dalla loro colpevolezza?

Bersani teme forse che questa situazione possa incidere negativamente sulle sue possibilità di essere il prossimo candidato nella corsa a Palazzo Chigi, magari a favore di quella Bindi che vuol far credere che la sigla Pd sia cosa diversa da Ds o Pds.

A noi è piaciuta una frase della lettera inviata l’altro ieri ai vertici milanesi del Pd dallo stesso Penati il quale, oltre a dichiarare di non essersi arricchito con la politica e di essere pronto a rinunciare alla prescrizione per chiarire l’intera vicenda, scrive: «Chiedo alla politica di essere garante anche nei miei confronti del diritto che ha ogni cittadino di poter svolgere una difesa efficace e di non subire, soprattutto nella fase iniziale dell’indagine, pressioni politiche o non politiche di alcun genere». E per ora ci fermiamo qui.


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