SAMUELE E DAVIDE, OVVERO DI DIO CHE AMA GLI ADOLESCENTI NON “COSI’ COME SONO” MA PER QUELLO CHE NON SANNO DI ESSERE

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Si sente spesso ripetere (perché d’altronde è vero) che “Dio ti ama così come sei”, che significa “nonostante il tuo peccato”, i tuoi difetti eccetera. Il concetto non è sbagliato, ma da pedagogo non posso che ritenere ingenua e potenzialmente dannosa l’idea di approcciare così gli adolescenti.

Il problema principale è che un adolescente nel 99% dei casi NON SA AFFATTO com’è davvero. La sua percezione di sé non è che quel guscio che il suo ambiente di crescita gli aveva costruito attorno da bambino, quello stesso guscio che prima lo nutriva e ora lo stringe come una gabbia, e che non corrisponde più alla realtà e soprattutto ai bisogni di chi ci sta dentro.
Compito dell’educatore non è affatto confermare il ragazzo in quel miscuglio di opinioni (che vengono dai genitori, dalla scuola, dai pari, ecc.) che egli scambia per la propria identità, ma aiutarlo a farlo a pezzi e a liberarsene, per poter finalmente uscire fuori ed essere ciò che è e diventare ciò che è chiamato ad essere.

Perciò in un caso del genere dire “Dio ti ama così come sei ” diventa un’esca per il fraintendimento: sembra una condanna a rimanere nel guscio! Dio vuole forse condannarmi ad essere come mi viene imposto dallo sguardo distorto di quelli che mi circondano?

Se prendiamo il libro dei Re, vediamo che Dio attraverso i suoi profeti e sacerdoti fa per Davide entrambe le cose: dopo la scoperta del suo ignobile peccato lo conferma e gli fa capire che non ha perso l’amore di Dio, ma questo non è che il finale della storia. La storia di Davide inizia in tutt’altro modo.

Ecco che abbiamo Davide adolescente, a pascolare il suo gregge. Non conta nulla, fa un lavoro impuro, è il più piccolo dei suoi fratelli e alla visita di Samuele a Iesse non lo fanno neppure chiamare. Ma ecco che arriva per lui la parola profetica, che manda in frantumi il mondo delle sue rappresentazioni: Samuele lo unge come re. Dio non gli ha affatto detto: “ti amo nonostante sei un pastorello che non combinerà mai nulla”, questa è la bugia che gli raccontava il suo mondo! Dio lo ha amato vedendo in lui il Re che sarebbe stato, vedendo nel ragazzo gracile il condottiero che avrebbe abbattuto il gigante, vedendo nel giovane che viveva il suo ozio canticchiando alle sue pecore l’autore di canti che dopo migliaia di anni ancora risuonano in tutto il mondo!

Dio gli ha detto: “ti amo, perché so chi sei”, mentre lui, e tanto meno i suoi genitori, non lo sapeva. Gli ha rivelato le potenzialità che lui stesso gli aveva messo dentro, e ha sostituito il suo destino naturale e sociale con una vocazione.

Molto tempo dopo Davide peccherà, e penserà di non poter meritare l’amore di Dio, di non poter essere di suo gradimento. E allora Dio lo confermerà. Ma questo non sarebbe mai successo se Dio lo avesse confermato nel suo “essere nessuno”: una vita insignificante d’altronde non si macchia che di peccati insignificanti.

E allora così dobbiamo essere profeti per i nostri ragazzi: non spiegando loro che non importa se sono così e colà, bruttini come il loro ambiente li dipinge, ma dimostrando che la loro percezione di sé non è che una bugia, indicando una strada nuova. Perché solo il Signore conosce il cuore dell’uomo, e solo Lui può rivelare cosa c’è di amabile in esso.

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