AAA Cercasi sacerdote

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Leggere l’ultimo articolo proposto dai Nipoti di Maritain – Che tipo di prete vogliamo? – è un po’ come esser catapultati in una pubblicità del Mulino bianco (ricordate la suadente voce femminile che diceva «nel mulino che vorrei…»?), in cui, però, il mulino è stato sostituito da Santa Madre Chiesa. Che tipo di prete vogliamo? Come se ci fossero dei gusti in materia di preti. Ci possono essere preferenze, certo. Io, personalmente, mi trovo meglio con quelli che mi bastonano in confessionale, ma questo è un altro discorso. L’ideale di prete è uno solo: Gesù Cristo. E ogni sacerdote che voglia prendere seriamente il suo mestiere deve cercare di uniformarsi al Divin Maestro (dici poco…). I nipoti, nel loro identikit, hanno proposto una figura di sacerdote che riesce persino a superare a sinistra Lutero e i suoi seguaci. Prendiamo il punto numero uno: «Non vogliamo qualcuno che si senta una vocazione sacerdotale, che si senta chiamato da Dio». E qui io mi son posto una domanda: se non vogliono uno con la vocazione, come verranno selezionati i preti? Verranno fatte delle elezioni? Ci sarà una sorta di Grande Fratello in cui, attraverso eliminazioni per nomination, rimarrà soltanto un candidato al sacerdozio che verrà poi ordinato in prima serata? Oppure: i vari candidati dovranno sfidarsi in prove di ballo, canto e recitazione come in Amici? Attendiamo risposta. Per ora, quello che è certo, è che quando Marilyn Manson ha saputo che si cercavano sacerdoti senza vocazione, si è subito proposto come direttore spirituale dei Nipoti. «Non vogliamo un prete che non sia rappresentativo della comunità. Contiamo la proporzione maschio/femmina tra i banchi delle chiese e finiamola con la discriminazione». E una volta che si è fatta la conta ed è uscito pure il numero Jolly che si fa? Si chiama un prete maschio se la comunità abbonda di donne, oppure si sceglie una suora mancata – baffo munita e di clergy vestita – quando ci sono un po’ troppi maschietti? «Non vogliamo un prete che “sa tutto”.Il prete deve essere allievo per tutta la sua vita, capace di unirsi alla comunità come il capo famiglia in Matteo 13, che trova «cose antiche e cose nuove» nella riserva del Regno di Dio». Praticamente, i nipoti sono alla ricerca di un Socrate, magari senza barba per non offendere i diversamente barbuti o le donne (quelle, che, ovviamente, nel mondo progressista non sono dotate di barba), che passi la vita a dire di «sapere di non sapere». Ma, mentre ci inchiniamo di fronte al genio di Socrate, lui sì in sincera ricerca della verità, dobbiamo anche dire che un cattolico sa qual è la verità. Sa che la verità è il Cristo, il Cristo crocefisso. «Non vogliamo qualcuno che si veda come alter Christus. Questa arroganza eleva il prete al di sopra del popolo di Dio, corpo di Cristo. Il prete presiede all’altare come rappresentante della comunità ed è quest’ultima a celebrare». Il sacerdote che è immagine di Cristo non è affatto arrogante. Io, che di certo non manco di superbia, tremo al solo pensiero di poter essere un altro Cristo (fortunatamente Dio ha scelto per me altre vie). Arroganti sono coloro che, eterni sagrestani o perpetui, vedono nel prete l’immagine della “Kasta” da abbattere e della borghesia da annientare (ogni riferimento alle frustrazioni dei progressisti, sempre preti mancati, è voluta). L’errore dei Nipoti, in definitiva, è quello di volere una Chiesa fatta a loro immagine e somiglianza, «ma quello che ci occorre è una religione che sia nel giusto quando noi abbiamo torto. Attualmente il problema non è se la religione ci consenta di essere liberi, bensì (nel migliore dei casi) se la libertà ci consenta di essere religiosi» (GKC).

Matteo Carnieletto


Rirpeso da radiospada.org. L’originale dei Nipoti lo trovate QUI. Non spaventatevi se per caso riconoscerete la mia foto: non vi scrivo più da molto e essendo intenzionato a diventare Sacerdote, dopo questo, non credo proprio che presterò più parte al blog. A breve, o almeno spero, una mia analisi del caso.

Lottiamo per difendere l’ovvio

 

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Oggi ci ritroviamo a dover difendere a spada tratta, con i pugni e con i denti, qualcosa che è, e sempre sarà, l’entità più naturale del mondo: la famiglia.

Non troppo tempo addietro i nostri nonni non avevano neanche bisogno di dover mettere “i puntini sulle i” riguardo questo argomento, perché era logico, scontato, normale come respirare, come camminare.

Invece oggi ci ritroviamo a difendere l’ovvio, cercando di rispondere nel modo migliore possibile alle accuse fatte da chi tenta di distruggerla ad ogni costo, senza capire, poveri illusi, che distruggendo la famiglia annienterebbero se stessi.

Ma, come dicevo, sono illusi costoro perché non riusciranno mai a distruggere la normalità, l’ordine sano della natura, della Creazione perché l’uomo e la donna hanno in se stessi, intrinsecamente, il potere di dar vita a una famiglia. Sono famiglia in potenza, e finché ci saranno uomini e ci saranno donne questa capacità non andrà persa.

Ma c’è anche chi di questa normalità, di questa naturalezza si vergogna e maschera le parole per sentir pronunciare il meno possibile quelle che riempiono la bocca dei bimbi fin dalla più tenera età: papà, mamma.

Sillabe così semplici, così facili che infatti il bambino impara subito a balbettare e che racchiudono in sé il mondo intero, si caricano di un dolce e profondo significato perché quelle due paroline sono la semplificazione di un’altra: radici.

Perché dovremmo vergognarci delle nostre radici? Perché dovremmo aver timore di pronunciare certe parole? Il mondo descritto da Orwell in “1984” è il nostro ogni giorno di più: ecco un chiaro esempio di neolingua e, di conseguenza per chi dietro le parole difende un principio, di psicoreato.

Sì, i nostri nonni non avevano affatto bisogno di porsi questi interrogativi perché, in fondo, vivevano in un mondo in cui, nonostante le guerre, i nemici erano ben riconoscibili e tutti sapevano da chi stare alla larga. Il nero era nero, il bianco era bianco, verità da una parte, menzogna dall’altra, giusto di qua e sbagliato di là.

Ma non stiamo a piangerci addosso. Se viviamo in quest’epoca è perché abbiamo le carte in regola per farlo, perché abbiamo gli anticorpi giusti, perché sopravvivremo ancorati come siamo alla Verità, unica, sempre uguale a se stessa fino alla fine dei tempi.

 

Vera Provenzale


Da radiospada.org