L’Onu attacca la Chiesa, ovvero il corvo si avventa contro la colomba

di Alfredo De Matteo

Il recente durissimo, e per certi versi tragicomico, attacco dell’Onu alla Chiesa Cattolica mette bene in luce la deriva morale e intellettuale dell’odierna società civile: un gruppo di esperti del Comitato Onu sui diritti dei bambini ha stilato un rapporto in cui si accusa la Chiesa di aver coperto, e addirittura causato con il Suo insegnamento, gli abusi sessuali commessi in questi ultimi decenni da alcuni ecclesiastici nei confronti di un certo numero di fanciulli.
Tale infame documento non tratta solamente della pedofilia ma affronta anche altri temi riguardanti soprattutto l’omosessualità e l’aborto; in buona sostanza, il j’accuse rivolto alla Chiesa Cattolica è quello di aver favorito, e tuttora di favorire, le violenze sugli omosessuali e le gravidanze “pericolose”, ossia quelle con elevato rischio di mortalità (della madre del bambino, ovviamente …) in relazione alla pratica degli aborti clandestini, sempre a causa di un insegnamento morale che si ostina a ritenere l’omosessualità come una grave depravazione e l’aborto come un abominevole delitto. Non sono mancate neanche le solite accuse circa la condanna della contraccezione da parte della Chiesa, condanna che favorirebbe la diffusione dell’Aids e dunque la morte di milioni di persone. Ora, colui che scrive non intende ribattere punto per punto alle menzogne dell’Onu, la qual cosa appare, dati alla mano, fin troppo facile e comunque già efficacemente documentata da illustri apologeti, bensì focalizzare l’attenzione sulla questione pedofilia, grimaldello utilizzato dai nuovi untori delle odierne democrazie relativiste per “tappare la bocca” ai cattolici nel tentativo di sdoganare l’immoralità e la perversione, ossia costituire e rafforzare quelle strutture di peccato che sono all’origine dell’annientamento morale e materiale dell’umanità intera.

E’ quanto mai opportuno, pertanto, indagare sulle cause della pedofilia ed in particolare sui presupposti filosofici che ne sono alla base, proprio al fine di mettere in luce la perfidia e la disonestà dell’Onu.

1. Una concezione della sessualità umana sganciata da ogni regola e norma morale. La Chiesa insegna che la funzione sessuale è buona e lecita solamente se viene esercitata dai coniugi all’interno del matrimonio e se essa ha come fine la procreazione; ciò significa che la sessualità umana, ed il piacere che ne deriva, è il mezzo attraverso cui l’uomo e la donna compartecipano alla creazione e non un fine. Il mondo (e certamente anche l’Onu) insegna l’inverso e cioè che la procreazione è solo una (spiacevole) conseguenza dell’atto sessuale, il cui vero fine va ricercato nel piacere che l’accompagna. E’ fin troppo ovvio come tale ribaltamento morale abbia delle conseguenze disastrose perché alla legge della natura e dell’amore sponsale esso tende a sostituire la legge (tirannica) del desiderio, del piacere fine a se stesso. In tal modo si apre la strada, inevitabilmente, ad ogni forma di perversione finalizzata alla ricerca spasmodica del piacere venereo, compresa quella dello sfruttamento sessuale dei bambini.

2. La sessualizzazione dell’infanzia. La Chiesa definisce bene gli ambiti della sessualità umana e ne riserva l’esercizio ai coniugi. Il mondo (e certamente anche l’Onu) teorizza invece che in ogni fase della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia, la sessualità umana costituisce una pulsione che va “scaricata”, non repressa né tantomeno procrastinata. Non mancano, purtroppo, documenti ufficiali Onu e di altri organismi sovranazionali, nonché programmi scolastici ministeriali che raccomandano ai bambini l’insegnamento della masturbazione, l’uso disinvolto e disinibito del sesso e la scelta del genere sessuale a cui decidere di appartenere, come se esso non fosse legato ad alcun dato oggettivo di natura.

3. L’instaurazione della legge del più forte, ossia del desiderio elevato a diritto. La Chiesa insegna l’esistenza di una gerarchia dei valori, la necessità di seguire il bene ed evitare il male e di accordare protezione agli individui più deboli ed indifesi. In tale logica, il bambino (e a maggior ragione, il bambino non nato) ha dei diritti inviolabili tra cui quello alla vita. Il mondo (e certamente anche l’Onu) propugna il relativismo etico e morale e pone il desiderio, in particolare quello sessuale, al centro della vita individuale e sociale. Nel nome del desiderio e dell’arbitrio individuale tutto è lecito, anzi doveroso, compreso l’omicidio dell’innocente ed il suo sfruttamento sessuale. Dapprima col divorzio, poi con l’aborto, le legislazioni di molti Stati hanno reso legale la teoria malsana del desiderio come diritto e ciò non ha fatto altro che comportare la sopraffazione del più debole da parte del più forte, di chi è in grado di esercitare e far valere la propria volontà o le proprie esigenze, contro chi invece non è in grado, per diversi motivi, di farlo. Anche tutte le altre aberrazioni sociali, come l’eutanasia dei malati, degli incapaci di intendere e di volere e finanche dei bambini (già legale in alcuni Paesi europei), corrispondono perfettamente ai perversi criteri filosofici propagandati dalla modernità. In questo quadro di offuscamento della ragione e di esaltazione innaturale dei sensi, la pedofilia rappresenta l’approdo inevitabile di una società malata e priva di efficaci meccanismi di protezione dei più deboli.

4. Il consenso come criterio decisivo nello stabilire la liceità morale e giuridica di un comportamento umano. La Chiesa insegna che un determinato atto non diventa buono e lecito quando a compierlo sono due o più persone consenzienti; al contrario, esso ha in sé una connotazione positiva o negativa indipendentemente dalla partecipazione libera di tutti i soggetti coinvolti. Cosicché, ad esempio, i rapporti sessuali promiscui sganciati da precise norme morali non cambiano di segno nel momento in cui vengono consumati all’interno di relazioni consensuali, ma rimangono intrinsecamente disordinati. Il mondo (e certamente anche l’Onu) sostiene invece l’esatto contrario, ponendo come criterio ultimo di discernimento etico e morale proprio il consenso, con conseguenze facilmente prevedibili. Recentemente, la Cassazione ha ribaltato una sentenza del tribunale di Catanzaro che aveva condannato un sessantenne a cinque anni di galera per aver abusato sessualmente (il reo è stato colto, tra l’altro, in flagranza di reato) di una ragazzina di undici anni. La Suprema Corte ha riconosciuto come attenuante il fatto che la piccola era consenziente. Tale assurdo episodio di cronaca sintetizza in modo efficace tutti i presupposti logici fin qui enunciati.

In conclusione, la pedofilia altro non è che la punta emergente dell’iceberg di immoralità e perversione che la stessa agenzia Onu spaccia per conquiste di civiltà. A soffiare sul fuoco dei sensi e della voluttà ci pensa poi la diffusione planetaria della pornografia, la cui industria non conosce crisi e regna sovrana su una società relativista che pone come valore assoluto la soddisfazione immediata ed indiscriminata di ogni impulso o pulsione sessuale.


Da campariedemaistre.com

L’esperimento

By ClaudioLXXXI

il  mondo perdonerà solo dei peccati che non ritiene siano davvero peccaminosi
Padre Brown
(cioè Gilbert Keith Chesterton)

 

Ok, proviamoci.

Cari relativisti.

Sì, dico a voi. Voi che leggete, che ogni tanto commentate, oppure che finora avete sempre lurkato. Voi che non credete a una morale oggettiva; che ritenete il bene e il male una questione di punti di vista, da decidere volta per volta; che considerate il dubbio uno stato finale di cui ritenersi all’incirca soddisfatti, piuttosto che un processo transitorio che serve a conseguire una maggiore certezza della verità; insomma quella roba là. Mi rivolgo proprio a voi.

Facciamo un esperimento.

PAVIA. Ha filmato la collega a sua insaputa, mentre faceva sesso con lei. E poi ha messo il video hard su internet. Una serata di scambio amoroso, di effusioni e di piacere che doveva restare confinata nell’intimità di una camera da letto e limitata alla complicità di due amanti e che invece è finita sui siti pornografici di mezzo mondo. […]
La telecamera, piazzata a pochi passi dal letto e di cui lei non sa niente, filma tutto: 19 minuti e 41 secondi di sesso. Gesti, carezze, parole. Frasi in cui vengono citati anche alcuni amici comuni e che vengono tradotte in inglese per le didascalie che accompagnano le scene. I due amanti hanno il viso in parte schermato, ma sono proprio le frasi a renderli riconoscibili. Sono gli amici della ragazza a trovare, per caso, il video navigando in rete. E sono loro ad avvisarla, dopo mesi ormai che il filmato è a disposizione di chiunque voglia vederlo. Basta un click.
La giovane è sgomenta. Preoccupata per la sua reputazione. Non accetta che la sua immagine, la sua personalità più intima, possa essere spiata e condivisa da altri, su siti pornografici. Chiede spiegazioni al suo collega e amante. Lui si scusa, spiega di averlo fatto senza la volontà di ferirla e promette di togliere il video da internet, ma ormai la frittata è fatta. Il filmato non può più essere cancellato.

(Fonte: La Provincia Pavese 13/07/2012, Maria Fiore)

Di episodi simili ne accadono tanti nel mondo, ma questo colpisce per due motivi.
Uno è il fatto che questi tizi si mettono a parlare dei loro amici. Mentre fanno sesso! L’abietto umanoide si era preso la briga di schermare parte del viso, ma non ha pensato a tagliare l’audio (forse non voleva rinunciare ai mugolii d’amore?). E ne parlano anche con un certo grado di dettaglio, si presume, visto che poi questi amici comuni si sono riconosciuti nell’oggetto della discussione! Immagino con quale sorpresa. La faccia della sventurata quando le hanno detto una cosa tipo “sai, l’altro giorno, mentre stavamo… ehm… abbiamo trovato un video dove c’era il tuo corpo nudo che faceva cose, ci siamo accorti che stavi parlando proprio di noi e quella eri proprio tu”, invece, non me la immagino proprio. Infatti sono venuto a conoscenza dell’episodio a seguito della segnalazione di un’abitante di Pavia, che commentava stupita l’ennesima bizzarria dei suoi concittadini (ché pare che in quel posto, di cose strane, ne succedano un bel po’).
L’altra cosa che mi ha colpito è l’idiozia o la faccia di tolla (a seconda se gli attribuiamo o no un grado infinitesimo di buona fede) dell’essere putrescente di materia escrementizia il quale, richiesto di spiegazioni da parte di colei che aveva reso pornostar a sua insaputa, se ne è uscito dicendo “non volevo ferirti”. Ah, ecco. Pensa se avesse voluto ferirla, invece, cosa avrebbe potuto fare. E certo che non voleva…

Ma, un momento. E se avesse ragione lui?
Dai, sul serio. Se avesse davvero ragione.
Davvero.

Cari relativisti.
Se bazzicate questo blog, sapete che io sono nemico del relativismo [che non vuol dire nemico dei relativisti (almeno, non necessariamente)] e gli muovo critiche molto pesanti. Una di queste critiche è il fatto che, stringi stringi, il relativismo è una bolla di sapone. Una maschera, da indossare per sentirsi a posto con lo Zeitgeist postmoderno; un’autosuggestione, indotta da troppa teoria e poca pratica. Incoerente. Inapplicabile. Il relativista non crede all’esistenza della Verità, io invece non credo all’esistenza del relativista.
Scusandomi in anticipo per la volgarità, desidero citare quella locuzione d’incerta origine, molto rozza ma molto efficace, che si dà sotto la forma di “son tutti froci col culo degli altri” (accertate numerose varianti dialettali). Il modo di dire ha varie applicazioni, io vorrei proporne qui una di tipo epistemologico-assiologico: è facile fare grandi elegie del dubbio, quando le uniche certezze di cui dubitare sono quelle altrui; è facile negare l’oggettività del bene e del male, purché non venga qualcuno a mettere in discussione proprio quella cosa che, dai, è ovvio che è bene / che è male, no?
Insomma, quando leggo / ascolto relativisti di chiarissima fama che difendono concetti tipo “l’atteggiamento che suppone nel pre-giudizio dell’altro un gradiente di verità superiore al nostro” oppure “il diritto di ogni opinione ad avere pubblici difensori”, ho sempre l’impressione che stiano facendo i froci col culo degli altri. Che stiano parlando di pregiudizi e opinioni su cui in cuor loro non  hanno proprio nessun dubbio che sono bene. Che poi di solito gli argomenti sono sempre quelli, la morale sessuale, l’aborto, l’eutanasia, eccetera eccetera. Dove sono i relativisti pubblici difensori della galera per chi ammazza i consenzienti? Chi è che quel relativista che attribuisce alla necessaria eterosessualità del matrimonio un gradiente di verità superiore? Boh. Cerco e ricerco, ma non ne trovo. Che strano.
Ma questi sarebbero ancora discorsi astratti, che un bravo giocoliere verbale potrebbe piegare per dritto e per rovescio, senza perdere un colpo dialettico.
Parliamo di fatti concreti.

La giovane della notizia è vera. Esiste sul serio (spero che la Provincia Pavese non se la sia inventata per riempire la pagina). Corpo, sentimenti, rabbia, tutto reale. È successo effettivamente.
Cari relativisti, ditemi che dubitate che abbia ragione lei. Che non sta scritto da nessuna parte, oggettivamente, che il tizio abbia compiuto un’azione cattiva; si potrebbe anche decidere che aveva tutto il diritto di mettere su internet il video, tiè, che ganzo che sono, mondo guarda che performance. Non voleva ferirla; pensava che non ci fosse nulla di sbagliato. Embè? Perché lui si è dovuto adeguare al gradiente di verità di lei e non viceversa? La sua opinione che il porno segretamente sparato sul world wide web fosse ok, non dovrebbe avere un pubblico difensore? Se si può discutere di tutto, vogliamo discutere di questo?

Cari relativisti, ditemi che il bene e il male di per sè non esistono; che dubitate che esistano.
Ditemelo.

L’esperimento è partito.


Fonte originale: http://deliberoarbitrio.wordpress.com/2012/07/16/lesperimento/

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