Buon Santo Natale

     «Dove stanno andando su questo felice viale alberato? / Tutte le persone in cui mi sono imbattuto sembrano non saperlo. / La città si presenta come una scatola di giocattoli, come un gioco di prestigio: / brillante e scintillante, come per ingannare, come se volesse nascondere qualcosa.» Così cantava un gruppo musicale due anni fa in una canzone dedicata proprio al Natale. Non sembra sia cambiato molto nel frattempo: le vie continuano ad essere addobbate con luminare e le vetrine dei negozi sono più stucchevoli della glassa sul pandoro, pure la gente a guardarsi attorno non è mutata affatto.

     Proviamo a fermare un passante e chiediamogli “A Natale tu, che cosa festeggi? Perché ti dai tanto da fare?”, le risposte saranno sorprendenti e abbatteranno il morale anche del più virtuoso tra noi. Ben che vada verrà citato il cenone, per il resto parrebbe proprio che con un colpo di mano la città prestigiatore abbia rimosso il vero significato, ingannandoci appunto. Chi sarebbe in grado di sorridere per davvero, immerso in questa illusione?

     Una buona medicina a questo sonnambulismo non si ha con buonismi dolciastri e politicamente corretti: tentare di mettersi l’animo in pace con una vuota solidarietà che va tanto di moda è un rimedio peggiore del male, perché uccide lentamente proprio quella spinta che dovremmo scuotere e rinvigorire. Quando una persona è colpita da attacco cardiaco, il medico non massaggia dolcemente il petto del malcapitato.

     L’unica salvezza che abbiamo per evitare una prematura fine alla nostra anima è fermarci almeno un attimo e chiederci seriamente: per chi stiamo facendo tutto? Svolgo bene il mio lavoro per quale motivo? Se vedo un barbone passo via, mi limito ad una carità di facciata oppure faccio qualche cosa di più serio? Sporcarsi le mani non è gratuito: stanca, richiede molte energie e non porta guadagni materiali, inoltre spesso e volentieri ci costringe a scelte impopolari (ad esempio, convincere una giovane madre a non uccidere il bambino che ha in grembo vi renderà come appestati di fronte alla maggioranza della gente); chi ce lo fa fare allora di seguire colui che ci ha dato la Via per raggiungere la Verità con la nostra Vita?

     Però, preferiremmo davvero una vita egoista, assurda e senza spinte a migliorarci e a migliorare gli altri? Saremmo ancora in grado, guardandoci allo specchio, di sorridere? L’egoista non sorride sincero e l’avaro non corregge fraternamente il fratello, sicché il massimo che possiamo attenderci da loro è un “Buone feste” da calendarietto (rigorosamente laico, ovvio!). “Ti ringrazio, Signore, perché non mi hai fatto come loro”: ne siamo sicuri?

     Che fare allora? L’unico rimedio veramente efficace è uno solo, tramandato di generazione in generazione: pregare affinché «Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. (Don Tonino Bello)» Tutto il resto è noia, ma «non è bene che vi sia tristezza nel giorno in cui si nasce alla vita il nostro Salvatore, che, avendo distrutto il timore della morte, ci presenta la gioiosa promessa dell’eternità. (S. Leone magno)» Quindi, Buon Santo Natale a tutti voi!

  


Pubblicato su “SEAS in famiglia”, n° di Dicembre 2012

Omelie di S.S. Leone I, detto Magno, in occasione del Natale del Signore

S.Leone Magno

PRIMO DISCORSO TENUTO NEL NATALE DEL SIGNORE

I – Gioia universale per la immacolata nascita del Signore

Oggi, dilettissimi, è nato il nostro Salvatore: rallegriamoci! Non è bene che vi sia tristezza nel giorno in cui si nasce alla vita, che, avendo distrutto il timore della morte, ci presenta la gioiosa promessa dell’eternità. Nessuno è escluso dal prendere parte a questa gioia, perché il motivo del gaudio è unico e a tutti comune: il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato.

Esulti il santo, perché si avvicina al premio. Gioisca il peccatore, perché è invitato al perdono. Si rianimi il pagano, perché è chiamato alla vita. Il Figlio di Dio, nella pienezza dei tempi che il disegno divino, profondo e imperscrutabile, aveva prefisso, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarla al suo Creatore, affinché il diavolo, autore della morte, fosse sconfitto, mediante la morte con cui prima aveva vinto. In questo duello, combattuto per noi, principio supremo fu la giustizia nella più alta espressione. Il Signore onnipotente, infatti, non nella maestà che gli appartiene, ma nella umiltà nostra ha lottato contro il crudele nemico. Egli ha opposto al nemico la nostra stessa condizione, la nostra stessa natura, che in lui era bensì partecipe della nostra mortalità, ma esente da qualsiasi peccato.

E’ estraneo da questa nascita quel che vale per tutti gli altri: «Nessuno è mondo da colpa, neppure il fanciullo che ha un sol giorno di vita». Nulla della concupiscenza della carne è stato trasmesso in questa singolare nascita; niente è derivato ad essa dalla legge del peccato. E’ scelta una vergine regale, appartenente alla famiglia di David, che, destinata a portare in seno tale santa prole, concepisce il figlio, Uomo-Dio, prima con la mente che col corpo. E perché, ignara del consiglio superno, non si spaventi per una inaspettata gravidanza, apprende dal colloquio con l’angelo quel che lo Spirito Santo deve operare in lei. Ella non crede che sia offesa al pudore il diventare quanto prima genitrice di Dio. Colei a cui è promessa la fecondità per opera dell’Altissimo, come potrebbe dubitare del nuovo modo di concepire? La sua fede, già perfetta, è rafforzata con l’attestazione di un precedente miracolo: una insperata fecondità è data a Elisabetta, perché non si dubiti che darà figliolanza alla Vergine chi già ha concesso alla sterile di poter concepire.


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