1/11 – Solennità di Tutti i Santi

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Mt 5,1-12aMt 5,1-12a

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Quaggiù sulla terra abbiamo una buona notizia: nessuno di noi è da solo! Nel nostro avvicinarci a Gesù nessuno è lasciato allo sbando, niente viene lasciato al caso: ogni lacrima versata, ogni goccia di sudore, ogni desiderio della vera giustizia, ogni atto di autentica misericordia è sempre un passo in più che ci porta verso il Signore. In questo cammino non siamo da soli: su dal Cielo in ogni momento ecco pronti ad aiutarci tutti coloro che hanno già ricevuto la consolazione perfetta, che hanno ereditato la vera terra, che hanno ricevuto la vera e profonda giustizia, che hanno donato la loro vita al trionfo della misericordia divina. I santi vegliano sempre su di noi e intercedono presso Dio per tutte le nostre necessità e i nostri bisogni: a partire dal santo patrono di cui portiamo il nome, fino a Santa Giulia patrona della nostra città. La ricompensa incommensurabile che stanno già vivendo sono ansiosi di condividerla con noi, spronandoci lungo la via che ci conduce al Regno.Quaggiù sulla terra abbiamo una buona notizia: nessuno di noi è da solo! Nel nostro avvicinarci a Gesù nessuno è lasciato allo sbando, niente viene lasciato al caso: ogni lacrima versata, ogni goccia di sudore, ogni desiderio della vera giustizia, ogni atto di autentica misericordia è sempre un passo in più che ci porta verso il Signore. In questo cammino non siamo da soli: su dal Cielo in ogni momento ecco pronti ad aiutarci tutti coloro che hanno già ricevuto la consolazione perfetta, che hanno ereditato la vera terra, che hanno ricevuto la vera e profonda giustizia, che hanno donato la loro vita al trionfo della misericordia divina. I santi vegliano sempre su di noi e intercedono presso Dio per tutte le nostre necessità e i nostri bisogni: a partire dal santo patrono di cui portiamo il nome, fino a Santa Giulia patrona della nostra città. La ricompensa incommensurabile che stanno già vivendo sono ansiosi di condividerla con noi, spronandoci lungo la via che ci conduce al Regno.

Siate santi! Ama il prossimo tuo come te stesso

Lv 19,1-2.11.18
1 Il Signore parlò a Mosè e disse:
2 “Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
11 Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
12 Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
13 Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
14 Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
15 Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia.
16 Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
18 Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.

   In questo brano del Levitico, il Signore detta a Mosè alcuni dei precetti legali che il popolo dovrà osservare per rispettare l’alleanza con Lui. È bene notare che gli ammonimenti del Signore si aprono con: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”, le stesse parole di Mt 5,48: “Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste”.

   Questo inciso deve dare la chiave di lettura per tutto ciò che segue: se infatti tale avvertimento non fosse posto, ciò che viene potrebbe essere interpretato come un arido elenco precettistico, leggi dure e fini a se stesse, verso cui l’uomo non potrebbe che piegarsi per puro senso del dovere e rimanerne schiacciato, sino a quando il peccato avrà trovato la via per emergere dal cuore e manifestarsi.

   Innanzitutto allora dobbiamo chiederci: che cosa vuol dire essere santi? Cosa significa che Dio è santo? E come possiamo noi essere santi come lui lo è? Noi sappiamo, dice San Paolo in 1Ts 4, 3, “ciò che Dio vuole è la vostra santificazione”. Il termine è tradotto dall’ebraico QODES e letteralmente sta per “separare, tagliare”: un termine non usato comunemente e che per un ebreo esprime al massimo, ripetuto nella sommità della triplice invocazione, l’assoluta trascendenza di Dio. Il Signore parla al suo popolo dal monte Sinai in folgori e tuoni, oppure dalla Tenda del Convegno in una nube infuocata; l’unico che può parlargli faccia a faccia è il suo servo Mosè.

   Ma che significa per noi essere santi come il Signore? Come possiamo essere trascendenti a noi stessi, superare ciò che siamo per elevarci a nuova condizione? Perché è proprio questo ciò che dice il Signore: nostro compito è darci un taglio con il nostro io, recidere ogni legame con l’uomo vecchio, immerso nel peccato e contaminato nel profondo, per innalzarci come creature nuove, forgiate attraverso il fuoco della Parola di Dio, fuoco purificatore che martella via le scorie presenti nell’animo e induce la nostra volontà a riverirsi a Lui; in una parola la metanoia del cuore. Il Signore stesso lo ridirà al profeta Ezechiele: «Darò loro un cuore nuovo, e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio» (Ez 11,19-20).

   Si diceva quindi che il testo corre il rischio di un’interpretazione legalistica, di portarci a un giudizio spietato. Invece, leggendo tutto d’un fiato il brano mentre si tiene nell’intimo l’avvertimento di cui sopra, non si può non percepire come una paterna bontà trasparire dai precetti elencati: non rubare, non giurare il falso, non opprimere il prossimo, non maledire il sordo e far inciampare il cieco, non commettere ingiustizia, non spargere calunnie, non covare odio, non vendicarsi. Presi a se stanti risultano a lungo andare impossibili da sostenere; se invece diventano il martello e l’incudine su cui far agire il fuoco rovente dello Spirito, ecco che allora produrranno grande frutto e saremo veramente avviati per la strada verso la Santità, perché come disse il Padre del Deserto Agatone: «Senza una grande vigilanza, l’uomo non progredisce nemmeno in una virtù».

   Ecco quindi che il giusto giudizio deve essere per noi pane quotidiano nel rapporto con gli altri, sino a che possa trasformarsi nell’ammonimento finale, “amerai il tuo prossimo come te stesso”, l’unico vero giudizio che possiamo noi amministrare. Questo è magistralmente spiegato da Filemone al-Maqari, asceta e padre del deserto, con le cui parole concludo.

   «Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, dimentica di essere egli stesso peccatore. Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, crede di essere Dio, protettore della Legge e delle virtù. Ciò, malgrado Dio veda i nostri peccati e taccia. La falsa divinità che è in noi ci spinge a vedere, ad adirarci e a giudicare i peccati degli altri. Ognuno di noi diventa un falso giudice.

Si racconta di un anziano che aveva dato a un monaco e a una monaca un posto dove dormire la notte. I due finirono per commettere adulterio. L’anziano aveva sentito tutto ciò che era successo. Il mattino seguente, il monaco e la monaca si prepararono a partire. Per strada, i due si chiesero: l’anziano avrà forse sentito quello che abbiamo fatto ieri? Tornarono dall’anziano, dunque, per chiederglielo. Ed egli rispose: “Sì, ho sentito”. Essi gli domandarono: “Perché allora sei rimasto in silenzio?”. Ed egli: “Ero ai piedi della Croce a piangere con la madre di Gesù”.

L’ammonimento non crea una vera metanoia. Solo il contatto con l’amore di Dio crea il fuoco dell’amore che genera a sua volta una corretta metanoia. La metanoia che nasce dalla paura è malata e lo è finché non guarisce nel fuoco dell’amore divino.» (lettera 35°).

Santità e sacerdozio

Santità e sacerdozio

La santità sola ci rende quali ci richiede la nostra vocazione divina, uomini cioè crocifissi al mondo, e ai quali il mondo è crocifisso; uomini che camminano “vivendo nuova vita” (Rm 4,4), i quali, secondo l’avviso di san Paolo (2 Cor 6,5-7) nelle fatiche, “nelle vigilie, nei digiuni, con la castità, con la scienza, con la mansuetudine, con la soavità, con lo Spirito Santo, con la carità non simulata; con le parole di verità”, si manifestino veri ministri di Dio: che unicamente tendano alle cose celesti e si studino con ogni zelo di rivolgere al cielo le anime degli altri. (San Pio XHaerent animo)

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Ma perché l’opera vostra sia davvero benedetta da Dio e copiosi ne siano i frutti, è necessario ch’essa sia fondata nella santità della vita. Questa è… la prima e più importante dote del sacerdote cattolico: senza questa, le altre doti poco valgono; con questa, anche se le altre doti non sono in grado eminente, si possono compiere meraviglie.

Il sacerdote è ministro di Gesù Cristo; è dunque strumento nelle mani del divin Redentore per la continuazione dell’opera sua redentrice in tutta la sua mondiale universalità e divina efficacia, per la continuazione di quell’opera mirabile che trasformò il mondo; anzi il sacerdote, come ben a ragione si suol dire, è davvero alter Christus perché continua in qualche modo Gesù Cristo stesso.

(Pio XIAd catholici Sacerdotii)

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Per esercitare convenientemente il ministero dell’Ordine, non è richiesta solamente una virtù qualunque, bensì una virtù eminente. Coloro che ricevono il sacramento dell’ordine sono, per questo, istituiti al di sopra del popolo; devono quindi anche essere i primi per merito e santità. (San Tommaso d’AquinoSumma theologiae, Suppl. q. 35, a. 1, ad 3)

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Quando vedete, all’altare, il ministro consacrato elevare al Cielo la sacra offerta, non crediate che quell’uomo sia il vero sacerdote, ma rivolgendo i vostri pensieri al di sopra di quello che colpisce i sensi, considerate la mano di Gesù Cristo distesa in modo invisibile. (San Giovanni CrisostomoOmelia LX al popolo di Antiochia)

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Preghiamo Nostro Signore Gesù Cristo per i suoi servitori (…); che doni loro il suo Santo Spirito, per far loro conservare sempre l’abito clericale e difendere il proprio cuore dalle preoccupazioni del secolo e dai desideri mondani; affinché con questo cambiamento esteriore la sua mano divina dia loro un aumento di virtù, conservi i loro occhi da ogni accecamento dello spirito e della carne, e conceda loro la luce dell’eterna grazia. (Pontificale romanum, prima orazione della tonsura)

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Ma sì eccelsa dignità esige dai Sacerdoti che corrispondano con fedeltà somma al loro altissimo officio. Destinati a procurare la gloria di Dio in terra, ad alimentare ed accrescere il Corpo Mistico di Cristo, è assolutamente necessario che così eccellano per santità di costumi, che attraverso di essi si diffonda dovunque il “buon profumo di Cristo” (2 Cor 2, 15).

Il Sacerdote deve dunque studiarsi di riprodurre nella sua anima tutto ciò che avviene sull’Altare. Come Gesù Cristo immola se stesso, così il suo Ministro deve immolarsi con Lui; come Gesù espia i peccati degli uomini, così egli, seguendo l’arduo cammino dell’ascetica cristiana, deve pervenire alla propria ed altrui purificazione.

(Pio XIIMenti nostrae)

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La talare, che è un abito nero, indica la prima disposizione che deve albergare nel clero, e la prima parte della religione del santo clero, che è di essere morto ad ogni amore e ad ogni stima del secolo. (…) La talare contrassegna la religione della terra che consiste nell’essere umiliati, nel portare la propria Croce, nel sacrificarsi senza posa per Dio con Gesù Cristo con una mortificazione continua. (Mons. Jean-Jacques Olier P.S.S., Traité des saints ordres)

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Se si vuol riflettere un istante sulla grandezza del sacerdozio, non ci si stupirà più che la Chiesa abbia sempre ostentato una gran pompa per le ordinazioni… Principalmente per aumentare nel futuro sacerdote la purezza di cuore e la santità dei costumi, e renderlo così meno indegno di offrire alla temibile maestà di Dio il Santo sacrificio della messa. (R.P. Martin de Cochem O.F.M., Explication du saint sacrifice de la Messe)

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Il sacerdote lo capiremo bene solo in Cielo. Se lo comprendessimo sulla terra, ne moriremmo non di spavento, ma d’amore. (Santo Curato d’Ars)

A cura di Marco Massignan

In foto, il messaggio: “La missione del prete: indicare la strada per il Cielo


Da radiospada.org

A titolo personale aggiungo anche il decreto PRESBYTERORUM ORDINIS redatto dal Concilio Vaticano II