Nessuno è immune alla sofferenza

di Costanza Miriano Se il momento botola (quell’istante in cui vorrei sparire sotto il pavimento perchè mi fanno complimenti che trovo esagerati o fuori luogo, cioè tutti tranne quelli sulla tonicità muscolare, sempre graditi anche se falsi) caratterizza ogni incontro che faccio in pubblico, in questo momento, dopo l’uscita del mio ultimo libro – Niente […]

Nessuno è immune alla sofferenza

Per la Repubblica dei puritani il corpo di Sara Tommasi è senza diritti

Azionisticamente parlando, se ne fregano. Sbandierano maniacalmente un principio di legalità e un comportamento virtuoso che vorrebbero imporre fin dentro quel santuario della libertà del corpo di ciascuno che è la camera da letto. Ma se amori, sentimenti, ambizioni frustrate, rancori e debolezze di una donna vengono brutalmente sequestrati, triturati e dati in pasto al pubblico guardone, loro di solito così garruli, così pronti al rimbrotto professorale, non dicono nulla. Azionisticamente parlando, tacciono. Sara Tommasi dunque è corpo senza diritti, nome senza volto, insignificante danno collaterale.

Eppure ha i suoi 29 anni, è visibilmente a disagio nel mondo in cui ha vissuto, l’effimera notorietà non l’ha gratificata, pare anzi che l’abbia ferita. Se la bellezza non è ancora reato, lei non ha commesso reati. Comunque la si guardi, è una vittima. Finita però in un’informativa di polizia, da qui nei faldoni di una procura, da qui sui giornali. Insieme con altri, perché cane chiama cane: innocenti, indagati, indagandi, tutti inconsapevoli, tutti indebitamente macchiati. Nessuno si indigna per questo, nessuno protesta. Non ci sono severi moniti, nemmeno una bacchettata sulla manina che ha passato le carte ai giornali, nemmeno un esposto al Csm su quei pm che eufemisticamente non hanno quanto meno saputo vegliare.

Pare normale che la deriva abbia forza di legge, che l’eccezione si faccia regola, che pm non si sa più se istigatori e complici o semplicemente incapaci oltrepassino il limite della decenza. Da anni le notizie fuggono, da anni nessuno paga, né dentro né fuori i palazzi di giustizia, semmai paga qualche giornalista, spesso a sproposito. E questo azionisticamente parlando è uno stato di diritto. In cui si insorge contro qualsiasi legge che disciplini, circoscriva le intercettazioni perché senza pare sia impossibile fare indagini, e sempre di più se ne vorrebbero perché  forte deve sempre essere la mano della giustizia. Questa è l’idea di libertà individuale secondo uomini temerari pronti a pubblicare tutto e sempre perché credono di essere contropotere al servizio del pubblico e quindi sacro e non semplici giornalisti.

In un’Italia così, in questo paese una Sara Tommasi non ha diritti e di certo non potrà mai avere giustizia. Lo sento il tam tam del contropotere che fibrilla e si dà di gomito, in fondo è una sottovelina, ennesima frequentatrice di Arcore, a che serve farsi dei problemi se non se li fa lei quando si è spogliata in pubblico e magari a pagamento. Azionisticamente parlando, questa è sharia. Gentile Tommasi, siccome quando si entra nell’ingranaggio anche per caso non se ne esce più, pare che le abbiano perquisito casa e sequestrato oggetti utili come si dice allo sviluppo delle indagini. Pare che stia a Dubai. Un consiglio: ci resti, almeno lì non c’è la nostra sharia.

© – FOGLIO QUOTIDIANO – 13 febbraio 2011 – Da QUI

Cristiani, agnelli in mezzo ai lupi …

Come iniziare meglio l’anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani? Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende.

I ventuno morti per un’autobomba piazzata all’ingresso di una chiesa ad Alessandria d’Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un’altra chiesa, a Bagdad, il 31 ottobre, a cui è seguito poco dopo il supplizio di altri sei cristiani (con 33 feriti).

Tragedie che vanno a sommarsi alla terribile condizione dei cristiani in Pakistan, alle ragazzine cristiane che lì sono ritenute schiave a disposizione di ricchi signori islamici, per non dire del caso di Arshed Masih che è stato bruciato vivo per la sua fede cristiana, mentre la moglie – andata a denunciare l’orrore dalla polizia – è stata violentata davanti agli occhi dei figli (sono cronache dell’anno appena trascorso).

Ma non importa niente a nessuno dei cristiani. Come ha scritto Bernard Henri Lévy un mese fa sul Corriere della sera: “oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata”.


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E il lupo disse all’agnello: “Intollerante!”

“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.

Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono che la vittima, cioè la Chiesa, “limita la libertà religiosa”. Testuale. In queste surreali e sfacciate dichiarazioni c’è tutta l’assurdità del nostro tempo.  

I comunisti cinesi hanno massacrato i cattolici costringendoli alle catacombe, hanno rinchiuso nei loro bestiali lager sacerdoti e vescovi, facendoli crepare, hanno torturato in ogni modo i credenti, pure imponendo loro dei burocrati di regime come vescovi, ma quando le vittime protestano i carnefici li definiscono “intolleranti”.

Invece di farsi massacrare e perseguitare in silenzio questi odiosi cattolici osano perfino lamentarsi. Che pretese.

I compagni cinesi fanno come il lupo di Fedro che accusava l’agnello di prepotenza. Ma il lupo di Fedro ha molti emuli anche in Italia, fra i compagni italiani e nella sinistra tv che fa “Vieni via con me”.


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Notizie su Saviano e Caterina…

Caro Roberto,

vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina.

Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle migliaia di bambini lebbrosi che sto aiutando tramite i miei amici missionari i quali li curano nel loro lebbrosario (in un Paese del terzo mondo).

Vieni senza telecamere, ma con il cuore e con la testa con cui hai scritto “Gomorra”, lasciandoti alle spalle i fetori dell’odiologia comunista (a cui tu non appartieni) che si respira in certi programmi tv.

Mi scrivesti – ti ricordi ? –  quando io ti difesi su queste colonne per il tuo bel libro.

Ora io, debole, scrivo a te forte e potente, io padre inerme in lotta con l’orrore (e in fuga dalla tv) scrivo a te, star televisiva osannata, io cristiano controcorrente da sempre, scrivo a te che stimo: vieni a guardare negli occhi mia figlia venticinquenne che sta coraggiosamente lottando contro un Nemico forse più tremendo di quei quattro squallidi buzzurri che sono i camorristi.


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