La verità sull’8×1000, al di là delle leggende anticattoliche

È tempo di dichiarazione dei redditi e di 8×1000, e puntualmente prendono vita le crociate e le campagne anticlericali. Anche quest’anno, entrando nel merito, rispondiamo alla Leggenda nera sull’8×1000, la quale si divide convenzionalmente in tre voci:

1) L’8X100 E’ UN OBBLIGO? L’8 per mille, come anche il 5 per mille, è la destinazione di una quota delle tasse già dovute, cioè non significa una maggiorazione delle imposte come molte voci anticlericali dicono. E’ ovvio anche che non esprimerla non fa risparmiare sulle tasse (anzi, avvantaggia l’ente che ha preso più voti, come diremo dopo). E’ una scelta volontaria, nessuno obbliga a firmare per lo Stato, per la Chiesa cattolica, per quella valdese, per quella luterana, per le comunità ebraiche e così via.

2) IL MECCANISMO AVVANTAGGIA LA CHIESA CATTOLICA? Il meccanismo di ripartizione funziona in modo che “chi firma decide anche per chi non firma”, cioè la quota dei contribuenti che non ha firmato viene suddivisa tra i destinatari secondo la proporzione risultante dalle scelte espresse. Detto in modo più semplice, questo meccanismo avvantaggia chi ha avuto la maggiore quota di preferenze. Domanda: quale colpa ha la Chiesa cattolica se è lei a ricevere la maggioranza delle preferenze del 40% dei contribuenti che esprime una scelta? Non si sa, ma bisogna incolparla comunque. Se la maggioranza firmasse per lo Stato o per la Chiesa valdese (qualcuno lo impedisce?), siamo sicuri che le stesse campagne anticattoliche andrebbero avanti comunque. L’otto per mille, citando l’importante dossier creato da Umberto Folena, non dà alcuna garanzia alla Chiesa, che ogni anno si sottopone al giudizio (democratico) dei cittadini, i quali possono darle la firma o rifiutargliela. Le garanzie, se così vogliamo chiamarle, c’erano semmai prima del Concordato del 1984, quando ancora i preti privi di altri redditi ricevevano dallo Stato il cosiddetto “assegno di congrua”. Garanzie a cui la CEI ha rinunciato, in accordo con lo Stato, rimettendosi alla volontà degli italiani. L’otto per mille è una forma di democrazia diretta applicata al sistema fiscale. Ogni lamentela è puramente ideologica.

3) LA CHIESA CATTOLICA DESTINA POCO ALLA CARITA’?  Secondo la leggenda, la Conferenza Episcopale Italiana (che è il vero beneficiario, e non la Chiesa o il Vaticano come dicono i disinformati) nasconderebbe la vera distribuzione dei fondi ricevuti, evitando di dire che una parte minore dell’8×1000 andrebbe ad esigenze di carità. Innanzitutto, da sempre la Cei pubblica l’esatto rendiconto, il quale appare anche sulla pagina 418 del Televideo Rai, sui settimanali diocesani, sul sito ufficiale www.8×1000.it, e anche sul quotidiano “Avvenire”, che informa costantemente sull’utilizzo dei fondi, senza nessun nascondimento segreto. In secondo luogo, occorre capire un piccolo concetto.

Secondo questo dettagliato rapporto si vede che nel 2011 468 milioni sono stati destinati a “Esigenze di culto della popolazione”, 235 milioni di euro a “Interventi caritativi” e 361 milioni di euro a “Sostentamento del clero”. Sembrerebbe quindi giustificata la tesi della “leggenda nera” (“solo” 235 milioni alla “carità”). Poi però se si va a leggere il dettaglio, sotto la voce Esigenze di culto della popolazione fanno parte anche «esigenze relative, ad esempio, alle problematiche familiari, alla realizzazione di strutture educative e ricreative per ragazzi […], ad attività pastorali che si fanno sempre più articolate e si proiettano maggiormente in prospettiva evangelizzatrice e missionaria […], iniziative che abbiano come scopo la conoscenza, la tutela e conservazione dei beni culturali ecclesiastici (in Italia il 70% del patrimonio artistico è di carattere religioso) […], attività di promozione dell’ecumenismo e della pace, attività di promozione pastorale per i detenuti, attività di formazione dei giovani lavoratori, sostegno di associazioni per la promozione delle famiglie…». Insomma è un investimento nella società, nei futuri missionari, nell’educazione, in progetti di ecumenismo, da cui traggono beneficio tutti (non si è interessanti comunque? Benissimo, si firmi tranquillamente per altri beneficiari).

Superiamo la voce “Interventi caritativi”, che evidentemente è  direttamente rivolta alle opere missionarie della chiesa, e arriviamo alla voce “Sostentamento del clero”.  Anch’essa è di fatto un investimento nella carità, perché i missionari nei Paesi del Terzo Mondo vanno pagati, i sacerdoti e le suore che organizzano le mense dei poveri vanno pagati, occorre che si mantengano, a meno che si voglia chiedere ai poveri di pagare (un sacerdote prende dalle 800 alle 1000 euro al mese e non va mai effettivamente in pensione). E’ una forma indiretta di sostegno della carità, come -esempio banale- lo stipendio allo spazzino è un modo indiretto per garantire la pulizia della propria città. Questa terza voce della “Leggenda Nera” è quella più diffusa, e per capire meglio questo (non troppo complicato) concetto, si invita a visitare il sito “Chiedilo a loro”. Inoltre, è opportuno citare ancora l’ottimo lavoro di Folena che spiega l’errore anti-clericale: non è corretto leggere l’impegno della Chiesa nel nostro Paese attraverso la schema rigido di un rendiconto amministrativo. Perché, ad esempio, il prete che ispira e anima un progetto di carità finisce sotto la voce “sostentamento del clero”, mense, centri di ascolto e case d’accoglienza, immobili a servizio della carità, finiscono sotto la voce “culto e pastorale”. Dunque l’investimento nella “carità”, non è tutto quello che appare sotto la diretta voce della rendicontazione.

CONCLUDENDO: anche quest’anno destiniamo l’8×1000 alla Chiesa cattolica e invitiamo tutti a fare altrettanto. E’ l’unico ente sufficientemente attrezzato e radicato sul territorio per permettere davvero che questi soldi siano utilizzati nel modo più efficace possibile. Se non ci credete, chiedetelo a loro.

POST SCRIPTUM:  Significativo sottolineare come una delle associazioni più impegnate in questa crociata anticlericale sia l’UAAR, ovvero gli atei fondamentalisti italiani. Si è però scoperto che lei stessa aspira (senza riuscirvi) ad accedere all’8×1000, tanto da arrivare ad auto-definirsi (prendendo in giro i propri iscritti) una “confessione religiosa” nel Ricorso straordinario allo Stato, di cui abbiamo già parlato e che si può trovare ancora sul loro sito web: «è stata disconosciuta la qualificazione non solo di confessione religiosa, ma anche quel­­la di associazione religiosa: ma un’u­­nione di atei non è né una società sportiva né un partito politico né può essere qualcosa di diverso da una associazione con fine di religione […], e l’UAAR, come si è detto, si interpreta come religione». E ancora: «l’ateismo non potrebbe nemmeno essere distinto dalla religione» (avviso per il segretario Raffaele Carcano: è inutile che, come al solito, ora tenterai di nascondere la pagina in questione, la quale è già stata opportunamente “fotografata”). Vuole auto-concepirsi come “confessione religiosa”, per «determinati fini o per conseguire vantaggi legislativamen­te previ­sti, come confessione», «vantaggi non soltanto morali, ma anche concreti», come quelli «di tipo patrimoniale (attribuzione dell’otto per mille del gettito IRPEF, deducibilità del­le erogazione liberali dei fedeli) e non patrimoniali (ac­cesso al servizio radiotelevisivo pubblico e riserva di frequenze; insegnamento dottrinale su richiesta nelle scuo­le pubbliche)». Ricordano infine che «l’UAAR, in quanto confessione religiosa ai sensi dell’art. 8 c. III Cost., risulta titolare di tale interesse».


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Da http://www.uccronline.it/

Gli atei integralisti dell’UAAR compiono 25 anni, l’UCCR festeggia

L’UAAR compie 25 anni. Qualcuno se n’è accorto? No. Venticinque anni di aggressivo fondamentalismo ateo non sono poi molti se si paragonano ai 72 anni di ateismo di Stato dell’Unione Sovietica. Eppure, la presenza dell’UAAR è gravida di conseguenze, in massima parte positive per i credenti. Non ce ne vogliano i nostri amici uaarini, ma anche noi ci sentiamo di festeggiarli in qualche modo.

Nata da quattro o cinque perditempo in una pizzeria di Padova nel noioso dicembre dell’1986, si decise fin da subito che i soci fondatori avrebbero dovuto essere 12, giusto per imitare gli altri 12, quelli più famosi del primo secolo. Come primo segretario venne messo un tipo di nome Romano Oss, che fondò anche la rivista ufficiale, “L’Ateo” (la cui massima diffusione oggi si registra tra i 69 abitanti del comune di Maccastorna, in Lombardia). Qualcuno dice che Oss amasse firmare i documenti anteponendo il cognome al nome, e diventando quindi Oss Romano. Già, proprio come il quotidiano del Vaticano, la catto-dipendenza dell’UAAR non è mai stata troppo celata. Lo scettro passò poi per un anno a Luciano Franceschetti, il quale fece una cosa sola: collaborare al libro intitolato -guarda caso- “Anticatechismo”. Dopo un mese venne cacciato dal congresso uaarino, Oss non ne volle sapere di ritornare e allora Rizzotti (uno dei fondatori) dovette ripiegare sul piccolo (in tutti i sensi, vedi foto) Giorgio Villella: “o fai tu il segretario o si rischia di chiudere baracca e burattini”, più burattini che baracca. Zitto zitto Villella stette avvinghiato al trono fino al 2007, quando cedette finalmente il potere al mitico impiegato part-time e cultore di musica tribale, Raffaele Carcano.

Le uniche note importanti da segnalare nei primi 17 anni (1986-2003) sono il cambiamento di nome dell’associazione, da AAAR a UAAR (si preferì infatti passare dallo “sbadiglio” al “rutto” per ragioni meramente fonetiche), la nascita in anteprima nazionale della strepitosa mailing list «ateismo», qualche partecipazione tra anarchici e Gay pride per raccattare un po’ di adepti e uno spassosissimo articolo di Avvenire nel quale, riferendosi all’UAAR in occasione di un Congresso nazionale nel 1998, scriveva: «gli agnostici della penisola devono dosare le energie perché sono pochi: esattamente 176, meno dei panda in Cina. Nella sala si sprecano capelli brizzolati, barbe sapienti (ma borghesucce) alla Scalfari, occhiali da miope con catenella; giovani scarsi davvero. Gli atei italiani sono in crisi, e poco vale consolarsi con i dati (più volte citati) del calo della pratica religiosa». Dicono che ancora oggi, almeno una volta all’anno, Villella si faccia un giro in Cina a controllare se il numero dei panda stia superando quello degli uaarini.

Segnaliamo anche un significativo articolo del 2000, questa volta de Il Corriere della Sera, il cui vice caporedattore della Cultura definì l’UAAR come «quel che è rimasto della fede ottocentesca nel positivismo», la cui «parola d’ordine dunque è: lotta contro ogni fede». I seguaci della setta razionalista vengono definiti come «militanti puri e duri dell’ ateismo», e anche loro «hanno un Messia: Darwin, e soprattutto hanno una fede certa, granitica, incontestabile: “L’ uomo non si e’ solo evoluto da una scimmia: l’ uomo è una scimmia”», citando le parole di Oss Romano. L’orientamento religioso dell’associazione è comunque confermato nei suoi documenti ufficiali, dove si legge che l’UAAR «non può essere qualcosa di diverso da una associazione con fine di religione. La qualità oggettiva di associazione religiosa di ogni gruppo di ateismo militante è rafforzata dal­l’auto­in­ter­pre­ta­zio­ne effettuata dai soci all’interno della loro libertà di associazione: e l’UAAR, come si è detto, si interpreta come religione». Ha chiesto infatti al Capo dello Stato di essere riconosciuta come “confessione religiosa”, di poter ricevere l’8×1000 così da compiere il ««soddisfacimento del bi­­sogno religioso dell’ateo».

Il 4 novembre 2007 finalmente arriva sulla scena Raffaele Carcano, come dicevamo, e la musica cambia all’istante. L’intraprendente Carcano subito lancia a Genova l’assurda campagna degli ateobus. Prima iniziativa di livello nazionale e primo fallimento completo, critiche e risate da ogni dove, e perfino prese di distanza da parte dei guru dell’ateismo italiano, Corrado Augias prima e Piergiorgio Odifreddi dopo. Poco tempo dopo ci riprova e si convince nello sprecare quasi 2000€ nel finanziamento di una seconda Sindone di Torino, il cui unico scopo –come ha fatto notare il fisico Di Lazzaro, dirigente di ricerca presso l’Enea di Frascati (e tanti altri ricercatori)- è stato quello di confermare l’impossibilità a riprodurre l’immagine presente sul Sacro Lino, attribuendo quindi ancora più credibilità all’originale. Poi il grande salto: l’UAAR esce dai confini nazionali e grazie alla sua campagna “Togliamo i crocifissi dalle scuole”, riesce a farsi nemici ben 22 Stati Europei, compresa la Corte Europea che si pronuncia a favore del crocifisso nelle aule scolastiche (creando così un precedente fondamentale) e a far letteralmente lievitare il numero di simboli religiosi negli istituti, come abbiamo documentato. Forse è questo persistente flop che motiva lo scambio di minacce e insulti tra gli uaarini e gli atei integralisti di Micromega. All’interno dell’associazione è il caos completo e si giunge nel 2010 all’epurazione di numerosi responsabili dall’UAAR, definiti “eretici” per aver osato criticare il pontifex Carcano, garante del “libero pensiero”.

L’UAAR è stata anche utile finora per far capire come agli italiani non interessi poi molto la celebrazione religiosa dello sbattezzo, solo in 480 hanno aderito lo scorso anno nonostante una campagna assillate culminata con l’annuncio ufficiale direttamente presso la Sala stampa della Camera dei Deputati. A nessuno evidentemente interessa nemmeno il concetto di laicismo proposto da loro al posto della laicità, dato il pesante flop nel maggio di quest’anno della Giornata Internazionale della Laicità, organizzato a Genova. C’è da segnalare anche che proprio pochi giorni fa l’Associazione ha permesso che si colmasse un vuoto legislativo importante: di fatti, grazie all’UAAR, il Consiglio di Stato ha stabilito che d’ora in poi la visita pastorale di Vescovi o sacerdoti in una scuola pubblica si può liberamente fare, anche se c’è chi vorrebbe impedirla. Non dimentichiamo infine che in 25 anni di attività l’UAAR ha destinato nientepopodimeno che 500€ in beneficenza, spendendone nel solo 2010, 2.074€ per il “fondo progetto Odifreddi a scuola” e 750€ per le “vignette” anticlericali.

Tanti auguri da tutti noi!

 

 

PS: sto ancora ridendo per la vignetta.

I membri dell’UAAR esultano per la morte del vaticanista Giancarlo Zizola

Il vaticanista Giancarlo Zizola si è spento mercoledì scorso. Collaboratore dell’Osservatore Romano, Avvenire, e ultimamente di Repubblica. Il sito degli atei dell’UAAR ha voluto informare i suoi membri con una breve notizia. In tanti hanno gioito e ironizzato sulla morte.

Innanzitutto non si capisce il motivo di questo interesse da parte dell’associazione anticlericale. Credono veramente di poter diventare un luogo d’informazione sulla religione a 360°? Pensano davvero di poter mascherare la loro faziosità e il loro spirito fondamentalista offrendo informazioni al di là degli scopi prefissi dall’associazione? O forse i responsabili dell’UAAR sapevano bene quale reazione avrebbero avuto i proprio adepti alla lettura di questa notizia e quindi hanno appositamente aggiunto benzina alla macchina del fango e della ridicolizzazione della religione? I vaticanisti in fondo sono i responsabili delle notizie sulla Chiesa presenti nei media, quale occasione migliore per gli anticlericali di vendicarsi di tutto questo al momento della loro morte?

Il metodo è sempre lo stesso: l’associazione UAAR non si espone ufficialmente e scrive l’articolo in stile forzatamente neutrale. Sa benissimo che poi ci penseranno i fans e i tesserati ad esprimersi, protetti dall’anonimato. Subito sotto la notizia infatti si può notare subito un incomprensibile sfogo dei frequentatori del sito web anticlericale contro i “credenti” in generale e contro i cattolici presenti sul sito che scelgono cordialmente di dissentire dalle opinioni negative sull’operato del vaticanista Zizola. Si osservano simpatici deliri sulla presunta colpevolezza di Benedetto XVI nell’aver coperto sacerdoti pedofili e opinioni varie sui vaticanisti. Ma la cosa più macabra, come dicevamo, è sicuramente la gioia di molti per la morte di Zizola.

L’utente Rasputin commenta invece: «Non sempre dispiace della morte di una persona, e chi asserisce il contario mente. Io non mento, dico solo, uno in meno». Che sia un membro attivo dell’UAAR lo aveva dichiarato lui stesso tempo fa.  Agita&Gusta invece lo ritiene arbitrariamente colpevole quanto i sacerdoti macchiatisi di pedofilia, per averli coperti: «Chi non denuncia i pedofili è colpevole quanto loro». Più sotto ironizza a sua volta sulla morte del vaticanista. Nicola, poco dopo, giudica la carriera del defunto Zizola in questo modo: «75 anni spesi male». E chi fa notare il comportamento poco tollerante di questi utenti nel rivolgersi in questo modo ad una persona defunta solo perché ha scelto di occuparsi della Chiesa, viene tacciato lui stesso di intolleranza dal branco. L’utente Wunshe interviene augurandosi la morte di tutti gli altri vaticanisti (e forse non solo loro). Tempo fa elogiava apertamente l’attività dell’UAAR, mentre il 4 settembre augurava a tutti i pellegrini che si sarebbero recati al Congresso Eucaristico di Ancona in treno, di morire vittime di un disastro ferroviario.

L’utente antoniadess reagisce alla notizia affermando: «e chi se ne frega? francamente non mi sembra una notizia pertinente in ultimissime». Le risponde prontamente Bruno Gualerzi, uno dei più prolifici collaboratori dell’UAAR, il filosofo “fai-da-te” di cui abbiamo già parlato in Ultimissima 6/5/11. E come replica Gualerzi? Così: «Quante chiacchiere inutili! E pensare che bastava dire: “uno di meno”…». In obbedienza al filosofo chiudono infatti l’utente alec: “uno in meno!” e daigoro che ironizza sulla morte del vaticanista esclamando: «Miracolo!». Lo stesso accoglieva con gioia tempo fa i nuovi referenti dell’UAAR.

Nessun responsabile dell’associazione ha ritenuto opportuno moderare questi interventi, nessun altro membro dell’UAAR ha preso le distanze da queste offensive dichiarazioni.

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Da QUI.

Quando Micromega diceva: «la beatificazione di Wojtyla sarà un flop…»

Era inevitabile che il gruppetto di laicisti militanti italiani non esternasse la sua frustrazione per la beatificazione di Giovanni Paolo II, dichiarato “evento dell’anno” (e qualcuno parla addirittura di “decennio”) da credenti e non credenti, come si è potuto verificare nelle testimonianze rese note dagli organi di stampa in questi ultimi 3 giorni.

LA PROFEZIA DI MICROMEGA. Ci hanno pensato gli invasatei di Micromega a sparare la “bomba laicista”: in un articolo del 21 aprile 2011 (apparso anche su Il Fatto Quotidiano) si legge: «Si dice che dopo la prima ubriacatura, oggi a pochi giorni della saga papale, si teme un flop che fa paura agli organizzatori che spendono per questa dimostrazione di forza debole una enorme quantità di denaro che poteva essere usato per i migranti o per altri scopi nobili sociali. Il costo dell’operazione è di € 1 milione e 200 mila, mentre al Comune di Roma tra straordinari e logistica costerebbe € 7 milioni e mezzo. Una cifra enorme, buttata al vento per una manifestazione con tanti interrogativi». Sarebbe curioso capire quali siano le fonti di certe riviste…, anche perché gli eventi legati alla cerimonia hanno avuto un costo per la città di Roma di 3,5 milioni di euro (e non i 7 dichiarati da Micromega), di cui 2,6 milioni per pulizia, trasporti, vigili urbani e la Protezione civile, e 900 mila euro per servizi di accoglienza. Occorre togliere ad essi 450 mila euro sostenuti dall’Opera romana pellegrinaggi (cfr. Comune di Roma). Occorrerà parlare poi dei ricavi, sicuramente maggiori dei costi, che la città di Roma ha tratto da questa enorme manifestazione. Passiamo ora a verificare la profezia di Micromega sul pauroso flop della beatificazione.

 

CIRCO MASSIMO: 200MILA PERSONE. L’evento è cominciato la sera del 30/4/11 al Circo Massimo sotto una pioggia battente. Oltre 200mila i pellegrini presenti (cfr. Roma Sette 2/5/11).

SAN PIETRO: OLTRE 1,5 MILIONI DI PERSONE. Il giorno della beatificazione, la Questura di Roma ha parlato di “afflusso straordinario” e di oltre un milione e mezzo di persone a Roma per la beatificazione (raggiunto il limite massimo di San Pietro), escluso il Circo Massimo e la folla riunita in piazza Adriana, nelle piazze delle basiliche come Santa Maria Maggiore e di San Paolo, nei giardini di Castel Sant’Angelo e sul Lungotevere (cfr. AGI 1/5/11, TN News 1/5/11, AGI 1/5/11). Alcune agenzie hanno parlato di “marea umana” (cfr. TM News 1/5/11). Il quotidiano La Repubblica riferisce di 87 delegazioni ufficiali, 16 Capi di Stato, 7 primi ministri, 14 maxi schermi, 3.500 volontari, 200 centri informazione, 35 centri di informazione turistica, 500.000 biglietti dell’autobus con l’immagine del Beato, 100 veicoli della Protezione Civile, 3.700 poliziotti, 5.046 posti di parcheggio in 77 aree ecc… (cfr. La Repubblica 1/5/11)

L’EVENTO CONTINUA ANCHE OGGI. Fino alle 3 di notte è continuato l’omaggio dei fedeli al feretro di papa Wojtyla nella basilica di San Pietro: secondo le stime della Gendarmeria Vaticana ci sarebbero state circa 150mila persone (cfr. Il Sole 24 Ore, 2/5/11, RS News 2/5/11). E l’evento continua anche oggi: 250 mila persone si sono fermate a Roma per seguire la messa di ringraziamento celebrata dal cardinale Tarcisio Bertone a conclusione della beatificazione (cfr. Il Sole 24 Ore, 2/5/11, Fun Week 2/5/11). Questa sera, due ore di testimonianze, immagini e musica in Campidoglio, con Elisa Latini, Micaela Foti, Amedeo Minghi (con un brano composto in onore di Giovanni Paolo II), Orit Gabriel Stern, Abu Jaleela, Tosca, i Matia Bazar, Ivana Spagna, la PFM, Roby Facchinetti, il tenore Romolo Tisano, il soprano Silvia Lorenzi e la violinista Anna Tifu. Sulla facciata del Campidoglio scorreranno le immagini della Beatificazione di Giovanni Paolo II (cfr. Il Corriere della Sera 2/5/11).

FUORI DALL’ITALIA. Maxischermi davanti alle cattedrali e anche negli stadi sono stati “presi d’assalto” in Inghilterra, Francia, Spagna, Belgio, Lima, Città del Messico, Australia, Filippine, America del Sud… Le televisioni di tutto il mondo hanno seguito l’evento, ma anche su Facebook, Twitter e Youtube era possibile una diretta streaming via web (cfr. Ansa 1/5/11).

STAMPA INTERNAZIONALE. Anche la stampa internazionale ha dato ampio risalto all’evento con trasmissioni in diretta da Piazza San Pietro e un continuo proliferare di notizie sui quotidiani. Possiamo farci un’idea dando un’occhiata ai maggiori quotidiani online: Fox News, Le Figaro, The Vancouver Sun, National Post, The Independent, El Mundo, The Gazette, CNN News, The Guardian, The Washington Post, The New York Times ecc…

ASCOLTI IN TELEVISIONE. Sabato 30 aprile la seconda e ultima parte della miniserie “Karol, un uomo diventato Papa”, trasmessa da Canale 5 ha registrato 3.109.000 telespettatori (12,48%). Domenica 1 maggio, su RaiDue è andato in onda il film “Karol – Un Santo Padre”, visto da 1.3 milioni di italiani (5,34%). Su Canale 5 è stata trasmessa la seconda e ultima parte della miniserie “Karol, Un uomo diventato papa”, vista da 3.1 milioni di telespettatori (12,48%), nonostante fosse in replica. Rete 4, nello speciale di “Vite Straordinarie – Santo Subito”, condotto da Elena Guarnieri, è stata scelta da 1 milione di telespettatori (4,13%). Su RaiDue, lo speciale dedicato alla veglia di preghiera per la beatificazione -con Lorena Bianchetti e Massimiliano Ossini – è stato visto da 1.354.000 telespettatori (5,43%). Su Rai 1, lo speciale “Porta a Porta – Un vita da santo“, condotto da Bruno Vespa e dedicato alla vita di Papa Giovanni Paolo II, ha vinto la serata con 3.650.000 telespettatori (15,75% ) (cfr TvBlog.it e Tuttogratis). Si attendono i dati per la diretta della beatificazione.

 

ELEZIONE DI GIOVANNI PAOLO II (16/10/82)

 

MORTE DI GIOVANNI PAOLO II (2/4/05)

 

I FUNERALI DI GIOVANNI PAOLO II (4/4/05)

 

BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II (1/5/11)